Domani, a Losanna, durante la riunione del Comitato Esecutivo, l’UEFA si esprimerà sull’idea lanciata da Michel Platini (foto by InfoPhoto) nel giugno scorso: ovvero, quella di trasformare gli Europei in una manifestazione “itinerante”. Non più, dunque, un torneo ospitato da uno o due paesi, ma una sorta di Champions League per nazionali concentrata in un mese ma ospitata da 12 o 13 città sparpagliate in tutto il continente. Tutto questo, per festeggiare (?) nel migliore dei modi il 60esimo anniversario della Coppa Henri Delauney.

In realtà, si pensa che alla base della proposta ci siano più che altro considerazioni di tipo economico. Gli Europei di Polonia e Ucraina sono costati un’enormità ai rispettivi governi, l’equivalente in zloty e grivnia di 25 miliardi di euro complessivi  (20 a carico di Varsavia, 5 di Kiev, e non calcoliamo gli investimenti privati), a fronte di un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro. Certo, bisogna sempre considerare gli effetti sul lungo periodo, a cominciare da quelli occupazionali, ma il rischio concreto è che alla fine ci si ritrovi con un cratere nei conti dei due stati, sulla falsariga di ciò che è accaduto alla Grecia con le Olimpiadi del 2004.

Da qui, l’idea di Platini, evidentemente ben consigliato. Troppo tardi per imporla a partire dalla prossima edizione, che verrà ospitata dalla sua Francia nel 2016, ma non per quella successiva, ancora senza padroni. Parentesi finale: tra le altre cose, domani si deciderà quale format adottare per Euro 2016, il primo a 24 squadre. Probabilmente si opterà per la formula a 6 gironi con l’introduzione degli ottavi di finale, quella adottata per i Mondiali di calcio fino al 1994.