E’ andata come doveva andare, anzi meglio. Il 3-1 con cui l’Italia ha battuto l’Azerbaijan non ci ha consentito soltanto di staccare il preziosissimo biglietto per gli Europei 2016 con un turno di anticipo – obiettivo principale della missione – ma ci ha fatto intravedere per la prima volta le potenzialità di una nazionale sì povera di talento, ma dotata di altre qualità che nel calcio moderno tornano parecchio comode: spirito operaio, dinamismo, eclettismo e intensità.

Da un certo punto di vista, anzi, è questa la conquista più importante di Antonio Conte. La qualificazione era effettivamente quasi un atto dovuto – restare fuori da un Europeo a 24 squadre non è facile, a meno che non si sia propensi al suicidio e alle lotte intestine come l’Olanda – mentre era tutt’altro che scontato riuscire a dare una forma a un ammasso di giocatori di livello non eccelso. Il cittì ce l’ha fatta in poco più di un anno, attraverso molti esperimenti, modifiche, ritocchi e naturalmente fallimenti. Ora, forse, siamo arrivati a una conformazione definitiva o quasi: un 4-4-2 molto offensivo, con El Shaarawy e Candreva esterni, in grado di trasformarsi a gara in corso nel 3-5-2 tanto caro a Conte. Tutto ruota attorno a Marco Verratti, ormai più che pronto a raccogliere il testimone di Andrea Pirlo; accanto a lui ha ben figurato Parolo, anche se in quel ruolo presto torneranno i vari Marchisio e De Rossi. Sugli esterni, dicevamo, importante il recupero di El Shaarawy, che potrebbe ritagliarsi il suo spazio come alternativa più offensiva all’ottimo Florenzi (che in realtà il suo meglio lo dà come esterno basso, magari al posto di De Sciglio). In attacco si conferma l’utilità della coppia operaia Pellé-Eder: qui di fenomeni non c’è neanche l’ombra, ma il loro rendimento costante li rende due attaccanti di grande affidabilità.

Insomma, un’Italia che assomiglia sempre di più alla primissima Juventus di Conte, quella in grado di soffiare lo scudetto al Milan compensando l’assenza di grandi attaccanti con un’organizzazione di gioco ad orologeria. Forse non basterà per contendere davvero alle big d’Europa il trono continentale – Germania, Spagna e Francia sembrano comunque di un altro pianeta – ma sicuramente non si andrà in Francia come vittime sacrificali. E se poi dal campionato riemergerà qualche nome dimenticato (vero Pepito, vero Balotelli?), allora chissà.