E’ anche questo il bello di essersi qualificati con un turno di anticipo agli Europei 2016: invece di pensare all’impegno di questa sera contro la Norvegia con l’angoscia che tipicamente precede gli appuntamenti impossibili da fallire, pena la gogna pubblica, ci si può lasciare andare, quasi serafici, al pensiero di cosa accadrà tra molti mesi, quando l’estate sarà alle porte e la Francia idem.

Oh, non che Antonio Conte sia uno disposto a prendere sottogamba il match contro i norvegesi, anche perché c’è pur sempre un primo posto in ballo, ma se perfino lui si concede qualche digressione riguardante il futuro prossimo, evitando di rispondere per le rime a qualche evidente provocazione (“Meglio una finale di Champions League o andare all’Europeo? Sono entrambi obiettivi top, ma rappresentare l’Italia è un’esperienza che capita a pochi ed è incredibile“), be’, significa che l’atmosfera in Casa Italia è quella dei giorni migliori. Ma, come vedremo, quelle del cittì non sono proprio dichiarazioni completamente rilassate e innocenti.

Manca ancora molto da qui all’Europeo, in otto mesi possono succedere tante cose. Ma una cosa è certa, la qualificazione l’abbiamo conquistata grazie a un determinato gruppo di persone e questo conta tanto. Chi vorrà entrare a farne parte dovrà meritarselo, dimostrarmi di essere molto più forte di chi si è fatto le qualificazioni“. Detta così, sembra più che altro un modo di rendere onore al merito ai giocatori che hanno portato l’Italia in Francia, ma subito dopo si capisce che in realtà questa è una minaccia, e neppure troppo velata. “Chi vuole giocare l’Europeo dovrà meritarselo veramente, non con un paio di partite buone o con un paio di gol, non con l’aiuto di venti che soffiano da nord e da sud. Lo dico in modo molto chiaro“. Non ci vuole un analista dell’intelligence americana per capire a chi sta pensando il commissario tecnico: Mario Balotelli, of course, che qualcuno ha portato alla cortese attenzione di Conte dopo il bel gol contro l’Udinese, in modo evidentemente giudicato molto prematuro e poco opportuno. Cosa che, peraltro, il cittì si era premurato di far sapere anche prima del match contro l’Azerbaijan (“Balotelli non l’avrei portato comunque, infortunio a parte, non basta una punizione per guadagnarsi l’Italia“).

Tutto chiaro e tutto anche in buona parte condivisibile. Tranne una cosa: a quanto ci risulta, Mario non ha mai pronunziato una sillaba sulla nazionale azzurra. Non ha mai fatto proclami e non ha fatto pressioni a mezzo stampa. E di certo la stampa, in senso lato, non è mai stata tenera con lui. Ergo: perché Conte ha ritenuto necessario puntare la pistola contro qualcuno che nemmeno lo stava guardando in faccia? Come se Balotelli fosse più un problema che spera di non dover affrontare, piuttosto che una possibile soluzione ai problemi che questa nazionale, qualificazione o meno, continua ad avere?