4 vittorie su 4 partite ieri sera, 7 vittorie e un pareggio considerando anche la prima giornata: in 6 edizioni di Europa League non era mai successo che i club italiani ottenessero risultati simili. Una poderosa iniezione di autostima per il nostro calcio sempre più stretto ai confini dell’impero, certo, ma i benefici del filotto positivo non sono soltanto psicologici; a godere del primo poker azzurro in Europa League è soprattutto il ranking UEFA, la spada di Damocle che da qualche anno ci penzola sopra la capoccia: incredibile ma vero, nessuno ha fatto meglio di noi fino a questo momento.

Mescolando le ottime performance di Inter, Napoli, Fiorentina e Torino in Europa League (peraltro, siamo gli unici a non aver perso nessuna squadra per strada nel corso dei preliminari di EL) con quelle tutt’altro che negative di Juventus e Roma in Champions League, l’Italia fa segnare un bilancio di 9 vittorie e 2 pareggi in 12 partite, con lo scivolone dei bianconeri (o verdifluo) al Calderon come unica sconfitta della truppa azzurra. Risultati eccellenti che ci hanno garantito un coefficiente di 5.666, il più alto in assoluto: dietro di noi ci sono Croazia (5.375), Spagna (5.357), Germania (5.142) e Inghilterra (5.000). Un inizio che fa ben sperare, anche se la strada per riottenere la quarta squadra in Champions League è ancora lunga, molto lunga.

Non meno distanti, nel tempo come nella sostanza, sono gli anni Ottanta-Novanta, quel periodo dorato in cui la Coppa UEFA rappresentava la riserva di caccia privata per i club dello Stivale e in cui trovare un paio di italiane a contendersela in finale era la norma e non l’eccezione. Se quella era l’età classica, in punta di metafora, la speranza è che oggi si stia assistendo ai primi bagliori di Rinascimento. Non nella qualità, almeno nelle intenzioni. Già il fatto che l’Europa League non sia più colpevolmente vissuta come un fastidioso impiccio infrasettimanale è un primo passo; ora Inter, Napoli e Fiorentina soprattutto devono convincersi che possono vincerla. Il resto verrà da sé.

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