Per la Sampdoria è già giunta l’ora di fare sul serio ma inizia malissimo la sua avventura in Europa League dopo qualche anno di assenza in Europa (l’ultima volta era successo nel 2010 col Debrecen) e dopo essere stata ripescata a causa delle irregolarità dei cugini del Genoa. Il rischio è anzi quello di non iniziarla affatto questa Europa League con un terzo turno preliminare che suona già fatale per Walter Zenga e i suoi, sconfitti all’Olimpico di Torino (causa lavori in corso al Luigi Ferraris) per 4-0 dal Vojvodina.

Strani incroci del calcio mettono sulla strada della Samp il club nel quale Vujadin Boskov fu calciatore prima e allenatore poi e che vide gli esordi di Mihajlovic, ex tecnico blucerchiato. Si ripresentano inoltre per Zenga i fantasmi di un recente avversario incontrato diverse volte nel campionato serbo ai tempi in cui vinse con la Stella Rossa di Belgrado. Una fatalità.

Dopo una galoppata di Muriel senza esito, la strada si fa subito erta per i doriani e la partenza è di quelle shock con il Vojvodina che passa subito in vantaggio sfruttando una disattenzione difensiva con Ivanic. Palombo è in netto ritardo e non riesce a chiudere sull’autore del gol. Una delle chiavi della partita è data da una contrapposizione di coppie: quella offensiva serba Stanisavljevic-Ivanic e quella difensiva sampdoriana Silvestre-Palombo, un autentico disastro.

Si scuserà il tecnico ex portierone dell’Inter a fine partita sotto la curva blucerchiata dove sorge un’aperta contestazione da parte dei tifosi perché oggettivamente sente di avere delle responsabilità enormi in questa ecatombe. Innanzitutto quella di una preparazione alla luce dei fatti sbagliata. I carichi di lavoro hanno pesato come macigni sulle gambe di giocatori apparsi in grande difficoltà in fase di ripiegamento. Ma l’appannamento è stato anche mentale, tattico. La maggior freschezza e lucidità del Vojvodina l’han fatta da padrone. D’accordo le assenze di Correa e Moisander in difesa, ma non c’era nessuna necessità di schierare Palombo, lento e stanco, nel ruolo di centrale difensivo.

I serbi di Zagorcic praticano un calcio semplice, quasi basico, fondato su ripartenze, lanci lunghi e verticalizzazioni continue. Se l’assetto difensivo blucerchiato è un colabrodo le responsabilità sono da attribuire anche a un centrocampo che non riesce ad arginare questa prepotenza verticale del Vojvodina. In assenza del centravanti titolare Mrdakovic fuori per infortunio, ci pensa il giovane Ozegovic a mettere a segno una doppietta che affonda la Samp e a fare sostanzialmente quello che vuole nell’area blucerchiata.

Soriano e Barreto sono irriconoscibili, Zenga li sposta ma il risultato non cambia. Fernando si ritrova praticamente solo nelle due fasi, cerca di fare quello che può ma predica nel deserto. Eder punta centrale insieme a Muriel è un altro errore clamoroso da parte di Zenga: dialoga poco e male con Muriel e collocato lì, non ripiega. Anche Krsticic è un ectoplasma sull’esterno di sinistra: non incide mai e quando lo fa non risulta mai né funzionale alla squadra né efficace sostanziando l’offensiva. Ora, nel match di ritorno a Novi Sad il 6 agosto più che un’impresa serve un miracolo.