È un Napoli spietato quello che nella serata di Europa League alla Volkswagen Arena ha aperto e, contemporaneamente, chiuso la pratica Wolfsburg vendicando l’Inter con un lapidario 1-4 che lascia ben pochi spiragli alla teutonica speranza di rimontare un tale passivo. I tedeschi dovrebbero prodursi in un autentico miracolo siglando 4 reti e non subendone nessuna oppure interpolare una distanza di tre gol mettendone a segno da cinque in su nella città in cui l’esclusiva ce l’ha San Gennaro, con un Napoli che per quanto rilassato possa essere, non starà certo a guardare i lupi di Germania. A meno di cataclismi tellurici, dunque, il Napoli conferma la sua scia di successi stagionali in campo internazionale e fa valere la sua ipoteca sull’accesso alle semifinali.

Alla faccia di quella crisi tanto strombazzata dai media sportivi nelle ultime settimane, verrebbe da dire, e l’eloquente vittoria in campionato contro la Fiorentina (l’altro club italiano impegnato in Europa League e reduce dall’1-1 a Kiev) si è dimostrata il miglior rimedio contro un periodo pieno di negatività per i partenopei che in effetti avevano perso terreno importante nella corsa a un posto in Champions. La verità è che il Napoli somiglia tantissimo a una macchina da guerra quando riesce a giocare il suo calcio fatto di riconquista della palla, ripartenze fulminee, allargamenti alari nella più spiazzante rapidità d’esecuzione. Aver strapazzato così la seconda forza della Bundesliga dopo il Bayern è tutt’altro che una bazzecola. I due leitmotiven della serata sono riassumibili in verticalità e velocità, due fattori letali che il Wolfsburg non è riuscito ad arginare. In tanti hanno parlato, a ragione, anche del “fattore H” e infatti sotto i riflettori della Volkswagen Arena hanno ripreso a brillare le stelle di Higuain e, soprattutto, Hamsik, giocatori “troppo” fondamentali per questo Napoli, però è l’impostazione tattica e l’approccio alla gara che hanno realmente fatto la differenza laddove sembrava di assistere a una corsa tra due auto: una con un motore turbo e una col diesel, tanto caro alla Volkswagen, quella col diesel non ha avuto neanche il tempo di scaldare gli iniettori per rendersi conto di essere praticamente già fuori dall’Europa. Come se non fosse bastato ci ha messo lo zampino, anzi, per una volta il testino, anche Gabbiadini. E lo stato di felicità si è completato con il ritorno in campo di Insigne, subentrato a Mertens nella ripresa.

Al contrario di quanto accaduto con l’Inter negli ottavi, la squadra di Hecking è stata bypassata nel suo reparto migliore, il centrocampo, dove l’azione di ripiego di De Bruyne è stata immediatamente “scartata” dal tic-tac dei passaggi di Inler e Lopez verso Mertens e Callejon e da questi a Hamsik e Higuain in un quadrilatero davvero micidiale. Guilavogui, fondamentale in Bundesliga e nel doppio confronto con i nerazzurri, è andato in totale confusione tanto da perdere un pallone sanguinoso al 64′ davanti a una difesa francamente imbarazzante per tutti i 93 minuti di gioco, regalando lo 0-3 siglato da Hamsik. Ora, visto che dalle parti di Castel Volturno stanno già circolando insistenti voci su Mihajlovic, non sappiamo se e quanto lo iato tra De Laurentiis e Benitez sia ampio e veritiero, di sicuro però scommettiamo sul fatto che l’allenatore iberico, abituato a vincere in ambito internazionale e a continuare ad essere comunque bistrattato dai suoi presidenti (Moratti, Abramovic…), vorrà togliersi certe soddisfazioni, tipo quella di mettere il patron nella condizione di decidere di cambiare rotta di fronte a una piazza caliente come quella partenopea solo dopo aver sollevato una coppa che a Napoli manca dai tempi di Maradona.