Con uno stentoreo 3-0 forte e chiaro come un grido di battaglia nella notte andalusa il Siviglia stende la Fiorentina e le manda un messaggio tutt’altro che subliminale su quale sarà la squadra ad arrivare in finale per il secondo anno consecutivo. Una sconfitta che fa certamente molto male per come è maturata e che conferma l’evidente stato di defaillance di una Fiorentina che dalla fatidica serata al San Paolo contro il Napoli (altro perentorio 0-3)  in campionato non sembra essersi ancora ripresa (la vittoria al Franchi contro il Cesena nell’ultima giornata è giunta dopo 4 sconfitte consecutive). Un match vibrante, dai ritmi forsennati giocato da due realtà estremamnete aggressive e alla costante ricerca del gol con la Viola responsabile di tante occasioni fallite per riequilibrare le sorti (quella di Mati Fernandez al 23′ del primo tempo è da antologia del malumore) e che sul piano specificamente del gioco non è stata affatto inferiore agli spagnoli.

Al contrario però di quello del Siviglia, spumeggiante e spietato, l’attacco della Fiorentina appare largamente spuntato nell’ultimo periodo. Un comparto offensivo involuto, molto spesso sterile e inconcludente che rischia spesso di sciupare la risultante di un’intero ragionatissimo costrutto di gioco. Quel 4-3-3 fluido, verticale e quasi sempre letale sembra perdersi frequentemente in un giro palla che circumnaviga l’area avversaria senza riuscire a penetrarla con Mario Gomez sempre più simile al fantasma di se stesso, ovvero quell’implacabile panzer che a Monaco di Baviera e Stoccarda segnava caterve di gol e Salah che pare abbia un po’ frenato i suoi iniziali entusiasmi. Oltre tutto i viola hanno commesso errori clamorosi e ripetuti con palla in uscita (Badelj ha perso diversi palloni sanguinosi a centrocampo, come nel caso del secondo gol di Vidal) e Neto ha responsabilità enormi proprio nello 0-2 di Vidal, quando al culmine della sua incursione sul corridoio di destra si è mosso prima, neanche fosse un penalty, lasciando sguarnito il suo palo, cosa che un portiere non deve mai fare.

Al di là dei demeriti della Fiorentina e dei mea culpa di Montella e i suoi da espiare tra una settimana al Franchi sperando nell’irrecuperabile, la squadra di Unai Emery non si trova lì per caso e, fino a prova contraria, ovvero dopo Varsavia, rappresenta la compagine da battere di questa Europa League in quanto detentrice del trofeo. Il Siviglia è una squadra in evidente stato di forma e che, nonostante la sconfitta casalinga contro il Real Madrid nell’ultima giornata di campionato, viaggia quinto in Liga a tre soli punti dal Valencia. È una squadra meravigliosamente votata all’offensiva che spesso si allunga bypassando il centrocampo, che quando è in fase di non possesso esercita un pressing asfissiante ergendo con Mbia e Krychowiak due autentiche dighe (se ne sono accorti Badelj e Mati Fernandez, Borja Valero invece la conosce bene) e quando attacca lo fa a valanga sfruttando soprattutto i due terzini di fascia Tremoulinas e Aleix Vidal, ieri semplicemente devastante sulla destra: due reti messe a segno e un’ira di dio per la difesa viola.