Lo Stadion Narodowy di Varsavia è il teatro di un’altra magica notte di festante melodia andalusa che accompagna con trascinanti note di vittoria il quarto successo del Siviglia in Europa League che bissa il trionfo dello scorso anno contro il Benfica dopo un vertiginoso 3-2 ai danni di un sempre più sorprendente Dnipro, al culmine di un match che ha saputo regalare quella girandola di emozioni che si può chiedere solo a una finale di coppa. Mai come in questa serata di giubilo, ma anche di sudore e di polvere, il Siviglia entra di diritto nella storia del calcio con la “S” maiuscola. Mai nessuno come loro. Né la Juventus, né l’Inter, né il Liverpool che hanno collezionato tre titoli complessivi nella storia della competizione (compresi ovviamente quelli di quando si chiamava ancora Coppa Uefa). E così viene ultimata anche la cinquina dei club spagnoli che parteciperanno alla prossima Champions League. Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid, Valencia e Siviglia a testimoniare ancora una volta lo strapotere iberico in Europa.

No more underdog. Ci ha provato il Dnipro e da inatteso “underdog” quale era designato (e lo è sempre stato durante questa Europa League, salvo poi riuscire a spuntarla sistematicamente contro ogni avversario spesso più quotato, Napoli compreso) ci è mancato un pelo che fosse capace di spuntarla anche in occasione della finale. Sfavorito sì, perché il Siviglia è ormai un nome, una garanzia, ma assolutamente meritevole, soprattutto per ciò che ha saputo mostrare in questa finale, di essere giunto a un tale traguardo. D’altronde i numeri che l’hanno visto uscire per ben sette volte indenne e senza aver subito gol nel suo percorso all’interno del trofeo parlano chiaro.

Orizzontali mai. Il Dnipro non è una squadra a trazione anteriore come il Siviglia, tutt’altro. Per come lo si è visto durante l’iter del torneo lo si potrebbe tranquillamente definire una squadra contropiedista per cui il miglior attacco è la difesa. Come nelle grandi squadre, è dalla difesa che parte tutto proprio come nell’occasione della rete del vantaggio di Kalinic che al 7′ del primo tempo ha gelato il Siviglia. Il lancio di Fedeckyi trova la testa del centravanti croato che dopo una combinazione volante con Matheus trafigge di testa Sergio Rico. La squadra di Markevych, pagando idealmente forti tributi a Zeman, è la dimostrazione che per quanto riguarda la fase offensiva il centrocampo può anche non servire. Bastano tre passaggi per essere in porta. Il Dnipro non conosce il gioco orizzontale, verticalizza sempre oppure cerca la profondità affidandosi alle cavalcate impetuose dei suoi esterni Konoplyanka e Matheus.

Due volte Bacca. Emery dall’altro lato è impressionato, ma non turbato e chiede ai suoi di rimanere calmi e continuare a fare il proprio gioco e questo anche sul gol del pareggio degli ucraini, molto bravi a sfruttare anche i calci piazzati con un esperto della palla a giro come Rotan. Emery è convinto dei propri mezzi e ha fiducia in un gioco di costruzione, ragionato ma veloce, di quelli che quando meno te lo aspetti può arrivare la rasoiata fatale per mettere in porta il Bacca di turno. Molto bene ma molto fortunato Krychowiak a trovare il pareggio in mischia. Non basta. Per questo inserisce due ottimi palleggiatori sulla trequarti, Banega e Reyes, tanto che il suo 4-2-3-1 è capace di trasformarsi in un 4-2-2-2 con Vitolo che avanza a fungere da seconda punta insieme a Bacca, oppure in un 4-3-2-1 con Banega che arretra fungendo da regista di centrocampo e Vitolo e Reyes sulla trequarti. È dunque un Siviglia che agisce principalmente per vie centrali, trovando le fasce un po’ troppo trafficate dalle ali ucraine, con Vidal e Tremoulinas costretti ad arginare le scorribande di Matheus e di quell’ira di dio di Konoplyanka. Proprio i trequartisti infilano i corridoi centrali per le imbucate vincenti dirette a Bacca. E il colombiano da 28 gol a stagione di cui 7 solo in Europa League non ha problemi a metterla dentro con un copia e incolla letale e a regalare questo poker di coppe a un grande Siviglia.