Mentre Torino e lo Juventus Stadium si vestono a festa per accogliere le migliaia di tifosi spagnoli e portoghesi che domani sera assisteranno alla finale di Europa League 2014 tra Siviglia e Benfica, i padroni di casa bianconeri si arrovellano sul futuro del proprio allenatore. Che farà Antonio Conte? Resta o se ne va? Le dichiarazione post-Roma sembrano pendere più per il lascia che per il raddoppia: in poche parole, il tecnico dei tre scudetti filati ha fatto intendere che, per restare sulla panchina bianconera, la società dovrà ribaltargli come un calzino una rosa che ha spremuto fino all’ultima goccia, che potrebbe non avere più stimoli per dar la caccia a un altro tricolore e che non è all’altezza per lottare ai massimi livelli europei (mentre, è questo il sottinteso, ci sono club disposti a metterlo in queste condizioni). La società, dal canto suo, potrebbe trovare più conveniente affidarsi a un nuovo tecnico piuttosto che rivoluzionare a peso d’oro una squadra vincente, almeno entro gli italici confini.

In attesa di capire se alla Juve riuscirà questa delicata mediazione tra legittime ambizioni di un allenatore molto richiesto e le realistiche prospettive di un club che sta costruendo le proprie fortune secondo la filosofia dei piccoli passi, ci permettiamo di sottolineare come il cammino europeo della squadra di Conte, in fin dei conti deludente sia in Champions League che in Europa League, solo in apparenza confermi quanto sostiene il tecnico salentino, e che anzi in gran parte lo contraddica.

La Juventus che in dicembre si è fatta inopinatamente eliminare dalla zampata turca di Wesley Sneijder è la stessa che, poche settimane prima, aveva messo in seria difficoltà il Real Madrid futuro finalista. D’accordo, le merengues erano ancora in fase di assestamento, ma la Juve se l’è indubbiamente giocata, magari non ad armi pari ma rimediando comunque un figurone. In Europa League, poi, i bianconeri hanno recitato a lungo la parte del leone. Dopo essersi sbarazzati del Trabzonspor con una scrollata di spalle (doppio 2-0), Pirlo e compagni hanno fatto fuori la Fiorentina (1-1 a Torino, 1-0 a Firenze) nonostante Conte abbia optato, soprattutto nella gara di andata, per una formazione piena di rincalzi. Esattamente com’è successo ai quarti di finale contro il Lione, doppia vittoria (1-0 esterno e 2-1 interno) all’insegna del turnover. Infine, la dannata semifinale col Benfica, che ha sì premiato la squadra di Jorge Jesus, ma solo al termine di un doppio confronto molto equilibrato, il cui esito è stato deciso più da episodi che da una reale superiorità dei lusitani.

Il rimpianto della tifoseria bianconera per aver mancato il bersaglio è lo specchio più fedele della competitività bianconera in Europa, almeno sulla carta. Sarebbe ingeneroso attribuire tutte le responsabilità a Conte (anche se ne ha qualcuna), che resta il principale artefice dello splendido triennio bianconero, ma è evidente che la Juve poteva e doveva far meglio, sia in Champions League che in Europa League. Chiaramente questa rosa è ben lungi dal poter essere paragonata a quelle in forza alle big d’Europa, ma è altrettanto vero che altri allenatori, nonostante investimenti ridotti e materiale umano di qualità non eccelsa, hanno fatto molta più strada di quanto non ne abbia fatta Conte.

La sensazione è che questa squadra e questo allenatore si meritino a vicenda, e che alcune dichiarazioni magniloquenti assomiglino più a un tentativo di gettare addosso alla controparte le responsabilità di una separazione che in pubblico non piace a nessuno, ma che in privato fa comodo a tutti.