Manca poco ormai, pochissimo. E poi sapremo se, dopo tanti anni di triste anonimato, l’Italia tornerà ad ospitare una partita importante, magari nell’ambito di Euro 2020, l’Europeo che si disputerà in 13 città di 13 Paesi diversi. Sì, perché il progetto di Michel Platini è passato e, almeno sulla carta, dovrebbe segnare un’epoca. Abituati come siamo ad aver avuto sempre l’Europeo disputato in un solo paese (o al massimo due, come capitato nell’ultima edizione in Polonia e Ucraina), questa forma itinerante un po’ ci fa paura, un po’ ci solletica. Oggi la Uefa ha ufficializzato il giudizio sulle candidature presentate (CLICCA QUI E SCOPRI TUTTO SULLE CANDIDATURE PRESENTATE): in lizza 19 paesi, l’esecutivo della Uefa si riunirà il 19 settembre a Ginevra per decidere le sedi della rassegna. Inghilterra, Germania, Azerbaigian, Bielorussia, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Scozia, Spagna, Ungheria, Israele, Irlanda, Macedonia, Olanda, Galles, Romania, Russia e Svezia: questi gli avversari dell’Italia, che ha portato avanti il nome e la candidatura della città di Roma (IN PRECEDENZA, SCARTATA MILANO, SCOPRI TUTTO QUI).

Il presidente Michel Platini, all’epoca, aveva spiegato che saranno scelte città con stadi da un minimo di 50 mila spettatori (CLICCA QUI PER LEGGERE LA DURA PRESA DI POSIZIONE, ALL’EPOCA, DA PARTE DI JOSEPH BLATTER). Le due semifinali e la finale si giocheranno invece in una stessa città: “Sarà un eccellente affare per tantissimi Paesi che non avrebbero mai potuto accogliere l’Europeo”, aveva detto Platini. Sarà, ma prima di dare giudizi è meglio vedere come verrà recepita questa novità: un Europeo itinerante avrà dei costi assurdi sia per le squadre, sia per chi dovrà seguire il carrozzone, vedi giornalisti e operatori dell’informazione in senso lato. C’è da dire che la proposta di Platini fu votata quasi all’unanimità: un vantaggio in termini economici, soprattutto perché la formula itinerante non prevede un unico organizzatore e quindi non richiede grandi investimenti. Ma l’importante sarà non fallire: anche l’ultimo europeo, ad esempio, si è rivelato un grande successo e un grande volano per la Polonia, mentre per l’Ucraina si è trattata di un’occasione persa per risollevare il paese.