All’indomani della sconfitta dell’Italia ai rigori con la Germania, il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, che dopo aver reso omaggio alle vittime italiane in Bangladesh, traccia un bilancio su questi due anni di gestione da parte di Antonio Conte, che ha ridato identità e lustro alla nostra nazionale, ricostruendo una squadra dalle macerie del mondiale di due anni fa: «Oggi non si deve piangere. Abbiamo riportato il popolo italiano in strada con la maglia azzurra – sottolinea il presidente federale -. Bisogna ricordare da dove siamo partiti, tornare al giorno dell’eliminazione dal Mondiale. A Mangaratiba fu un disastro, ci trovammo di fronte all’assenza della Federcalcio, con una Nazionale smarrita e senza centro di comando, senza il rango per stare con le altre grandi potenze. In due anni, abbiamo fatto ciò che non si era visto nei 20 precedenti. E ora abbiamo creato una base, un’autostrada che percorreremo per creare un sistema controllato da capo a piedi. Da qui si riparte, con staff e struttura permanenti costruiremo il nostro futuro in casa… Intanto, siamo diventati un prodotto ambito da sponsor e finanziatori. Un prodotto che costa».

Tavecchio ha dunque rivendicato con orgoglio la scelta di affidare la nazionale italiana ad Antonio Conte: «Felice per aver preso un uomo come Conte, difficile trattenerlo. Ci sono momenti di nervosismo, in spogliatoio, in occasione dei match. Conte non ha incontrato forze esterne enormi e ostili, o comunque queste si sono mosse all’interno dei regolamenti. Avremmo gradito un’attenzione maggiore, ma non sono arrivati favori e ne terremo conto. Vorrei non sentire più frasi del tipo ‘un calciatore non può giocare il mercoledì e poi anche la domenica’, perché sono solo scuse. Il c.t., però, aveva già un suo disegno. Due anni fa, quando facemmo uno sforzo economico importante per vincere la concorrenza dei club e portarlo in azzurro, sapevo che sarebbe stato difficile trattenere una star come lui dopo l’Europeo. Non ci voleva tanta intelligenza per capire che fosse il migliore sulla piazza… dove andrà ora, sono certo che farà bene». Il presidente federale ha poi continuato nel suo ragionamento: «Le fondamenta ci sono, il gruppo è impensabile che possa disperdersi: abbiamo incaricato Ventura, che è dello stesso modo di pensare». Nella conferenza stampa di ieri ci sono stati anche alcuni passaggi dedicati al rapporto umano che si era creato con l’ormai ex commissario tecnico: «“Umanamente il distacco da un condottiero simile è notevole, ma Antonio è giovane, questo è solo un arrivederci e magari tornerà presto in Nazionale. E’ una persona splendida. Quando prepara le partite va in crisi mistica, non gli si può parlare. Ma ci mette una razionalità scientifica che ieri ha messo in difficoltà la Germania, i tedeschi non riuscivano a violare la nostra portaerei, nonostante avessimo truppe rimaneggiate. Sia lui che Oriali sono persone speciali e squisite anche se ora sono un po’ tristi». Per usare un eufemismo, aggiungiamo noi.

Passato il momento di tristezza, Tavecchio torna a usare i suoi consueti toni forti per parlare del suo futuro, lanciando anche una frecciata alla Lega di Serie A: «Darò il mio contributo finché potrò, disinteressato e senza compensi: per molti è sempre colpa di Tavecchio, ma io sto qui, anche a dispetto di qualcuno. Se la Lega di A vuole collaborare bene, altrimenti si scioglierà il grande Moloch: ma ricordino, senza la Figc non si gioca a calcio». Infine, chiusura sul successore di Antonio Conte, Giampiero Ventura, prossimo commissario tecnico della nazionale italiana: «La presentazione del nuovo commissario tecnico della Nazionale, Giampiero Ventura, è in programma il prossimo 19 luglio».