Esordio davvero col botto in questi Europei edizione 2016 per l’Italia che al Parc OL di Lione riesce a battere il Belgio con un insindacabile 2-0 prendendosi anche da subito la testa del Gruppo E eliminatorio poiché Irlanda e Svezia alle 18 avevano pareggiato per 1-1. Gli azzurri avevano perso per 3-1 in amichevole lo scorso novembre contro una delle nazionali più quotate a livello europeo e mondiale come quella belga ma nelle occasioni che contano l’Italia ha saputo imporre la sua innegabile personalità e affondare l’avversario prima con Giaccherini al 32′ del primo tempo e poi con Pellé nei minuti di recupero.

A voler analizzare il match, sono tante le chiavi del successo azzurro a partire da un modulo, il 3-5-2, estremamente solido e collaudato ma anche funzionale alla rosa a disposizione di Conte. Un organico che nel corso degli anni ha avuto modo di compattarsi e affiatarsi e la cosa è resa evidente da alcuni meccanismi ormai mnemonici da parte dei giocatori, come il dai e vai sulle fasce, gli inserimenti degli interni di centrocampo come, appunto, Giaccherini, i lanci millimetrici di Bonucci a scavalcare il centrocampo, l’impenetrabilità del muro difensivo juventino (Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini), l’interscambiabilità continua lungo le catene laterali con le sovrapposizioni di Giaccherini e Darmian e di Parolo e Candreva.

Ma la questione, volendo sintetizzare all’estremo, è anche molto più semplice: l’Italia ha battuto il Belgio perché nell’insieme si è dimostrata molto più squadra e pur non avendo dei fenomeni tra le sue fila è una nazionale davvero dotata di grande unità e compatezza, che sa come giocare da squadra anche grazie a un ottimo commissario tecnico come Conte che ha saputo plasmare il gioco dando un’impronta precisa al team. Al contrario dei Diavoli rossi, dotati di eccellenti individualità (Hazard, De Bruyne, Witsel, Lukaku, etc.) che però Wilmots non riesce ad amalgamare al meglio.

Eppure l’Italia fatica tantissimo a imporre il proprio gioco, anzi, praticamente non lo fa mai ma ciò che gli riesce benissimo e controllare bene quello degli avversari disinnescando ogni tipo di pericolosità, e così il Belgio è costretto ad affidarsi ai tiri dalla distanza di Nainggolan per far male, o a qualche traversone dalle fasce nella speranza che Fellaini o Lukaku possano arrivarci di testa. Ma la barriera difensiva azzurra (o bianconera, se si vuole) ha sempre la meglio. Certo è che fino al 28′ gli azzurri non vedono praticamente la porta e solo Pellé riesce ad impensierire Courtois con un diagonale tutt’altro che spaventoso.

Poi il gol di Giaccherini trovato da un lancio incredibile di Bonucci cambia tutto e l’Italia due minuti dopo potrebbe già affondare il Belgio con il solito Pellé che inspiegabilmente colpisce a lato di testa da due passi. Un errore che alla lunga poteva risultare imperdonabile ma che invece gli azzurri mettono tranquillamente in archivio grazie a un secondo tempo estremamente saggio nel quale riescono a gestire la situazione di vantaggio creando anzi altre occasioni da rete fino al definitivo 2-0. E ora sotto con la Svezia di Ibrahimovic.