L’ebbrezza è stata intensa quanto inattesa. A tutti quelli che aspettavano l’inizio di Euro 2016 con un misto di apprensione e rassegnazione, l’Italia di Antonio Conte ha risposto con una prova maiuscola, andata ben oltre il risultato di 2-0 inflitto al favorito (ma troppo naif) Belgio: perché quella vista in campo a Lione è stata una squadra vera, con una compattezza e un’organizzazione che generalmente si ritrovano a livello di club e quasi mai in una nazionale, e che promettono di colmare buona parte del gap tecnico di cui obiettivamente risentiamo nei confronti delle altre big storiche. Ebbrezza intensa, dicevamo, e intensa poteva essere anche la sbornia. Ma anche da questo punto di vista Conte è stato inappuntabile.

Per evitare che qualcuno dei suoi giocatori si facesse prendere da eccessi di entusiasmo, il commissario tecnico azzurro ha imposto a tutti un allenamento mattutino a sorpresa, in quel di Montpellier, in luogo di quello programmato al pomeriggio. Un modo per evitare il rischio di ore piccole, per tenere tutti sulla corda e per ricordare al gruppo e anche ai tifosi della nazionale che ciò che si conquista con il sudore si può facilmente dissipare con la distrazione. Esordire bene è importante, ma è solo il primo passo di una lunga e faticosa marcia, e inciampare al secondo match (venerdì alle 15 contro la Svezia di Ibra) cancellerebbe quanto di buono fatto nel primo.

D’altra parte, è esattamente ciò che è successo due anni fa in Brasile, come ha ricordato Leonardo Bonucci durante le interviste post partita: anche lì partimmo con una squillante vittoria contro una squadra forte (l’Inghilterra), salvo poi farci infilzare dalla Costa Rica e sbattere definitivamente fuori dall’Uruguay. Questa è una nazionale ben poco talentuosa, almeno rispetto al passato, e le sue speranze di successo risiedono nella scienza calcistica del suo allenatore e nell’umiltà e nel carattere dei giocatori. Ha fatto bene, Conte, a ricordarlo a tutti immediatamente.