Al di là di quelle che possono risultare facili retoriche, non è semplice parlare di calcio quando il corso di un grande evento sportivo come gli Europei di Francia è macchiato da episodi – quelli degli scontri a Marsiglia tra hooligans, forze dell’ordine e altre tifoserie (con un inglese che lotta tra la vita e la morte) – che con lo sport non hanno nulla a che fare. Un fardello che nazionale e club inglesi si portano dietro da troppo tempo e che si spera verrà un giorno estirpato alla radice. Questione, come sempre, non di repressione ma di cultura.

Eppure, oltre tutto ciò, il Velodrome era un caleidoscopio di colori, che avrebbe meritato di sicuro più spettacolo anche se la sfida tra Inghilterra e Russia è stata tutto fuorché noiosa. Stupisce subito la scelta di Roy Hodgson che decide di arretrare il raggio d’azione di Wayne Rooney facendolo giocare non dietro la o le punte ma a centrocampo, affiancato a Dier, decidendo invece di avanzare Lallana in un trio offensivo insieme a Sterling e Kane. Più un 4-3-2-1 in sostanza, o una sorta di 4-1-4-1 con il centravanti del Tottenham punta più avanzata.

La scelta di Rooney centrocampista con veci di regista insieme a quello che è stato un grande equilibratore del centro campo come Dier (ancora gli Spurs, tenuti in grande considerazione da Hodgson dopo la bella stagione di Premier), ha ricordato per certi versi quella di Ferguson nella finale di Champions League 2011 tra Barcellona e Manchester United, quando decise di far giocare Giggs interno di centrocampo. Due esperimenti non troppo riusciti a dire il vero. Fallimentare senza mezzi termini, quello di Sir Alex, un po’ azzardato quello dell’ex tecnico di Inter, Udinese e Liverpool. Perché arretrare Rooney significa rinunciare a un prezioso coefficiente di pericolosità, un punto di riferimento imprescindibile per il reparto offensivo della nazionale inglese (e di qualsiasi squadra lo contempli nello schieramento) anche se il capitano dei Red Devils sa farsi valere anche in fase d’impostazione, come spesso lo si è visto fare nel Manchester United.

La Russia del dopo Capello però è una compagine ordinata e organizzata che lascia pochi spazi agli avversari, fa densità a centrocampo e colpisce con l’inesorabilità e la velocità delle sue ripartenze. Kokorin e Smolov sono molto rapidi e Dzyuba è il classico ariete che sa tenere alta la squadra e mettere in apprensione le difese nel gioco aereo e le palle inattive. L’Inghilterra trova le sue chiavi di gioco più funzionali in Walker e Rose che agiscono sulle fasce, e negli inserimenti di Lallana e Alli, pericolosi in diverse occasioni. Chi delude le aspettative sono Sterling e Kane che non riescono a esprimere le loro enormi potenzialità, così il vantaggio inglese è affidato al mirabile Dier che spara un missile su punizione, imprendibile per Akinfeev.

Un vantaggio sospirato poiché gli inglesi hanno faticato tantissimo a penetrare gli argini russi: è mancato sempre il guizzo decisivo e nelle poche occasioni limpide, il numero uno del Cska Mosca ci ha messo miracolosamente le mani. Dopodiché l’eterna incompiutezza di una nazionale che da 50 anni non vince più nulla a livello planetario torna inevitabilmente a pesare sulle sorti di un match riacciuffato all’ultimo secondo dalla Russia grazie a una palla messa in mezzo da Schennikov e colpita da Berezutski che svetta incontrastato e la mette alle spalle di Hart, dove è appostato . E ora il Gruppo B si fa interessante perché il Galles, battendo nel tardo pomeriggio la Slovacchia, è già a 3 punti.