Non è una squadra in crisi, il Milan, e nemmeno una squadra disunita o scollata dal proprio allenatore. Più semplicemente, è una squadra con parecchi limiti, alcuni rattoppati nel corso del tempo da Mihajlovic e dalla crescita di qualche singolo, altri destinati a restare insoluti fino al termine della stagione, peccati originali che nessun maestro della tattica potrà correggere per tempo. Prendiamo il 2-2 del Castellani contro l’Empoli. I rossoneri hanno giocato più o meno come contro la Fiorentina: corti, compatti, aggressivi e cinici quando c’è stato da portarsi in vantaggio dopo pochi minuti e alla prima occasione (griffe di Carlos Bacca, l’ex pescatore diventato squalo). Hanno creato un discreto numero di occasioni da rete e tutti hanno dato il loro contributo alla causa, anche chi sembrava irrimediabilmente perduto fino a poche settimane fa (vedi Honda, vedi Bertolacci) – tutti tranne Balotelli, ovviamente, che nei 25′ finali in cui è rimasto in campo è riuscito nell’impresa di far innervosire tutti, avversari, compagni, pubblico di casa e tifosi milanisti. Come già altre volte era accaduto quest’anno si sono fatti rimontare, rete di Zielinski dopo grande giocata di Saponara, ma non sono usciti mentalmente dalla partita, e anzi hanno ritrovato il vantaggio a inizio ripresa con Bonaventura, su assist di orecchio di Niang. Ma nemmeno il secondo tentativo di fuga è bastato ad assicurargli i tre punti, a causa della zampata di Maccarone.

Un po’ colpa di Gigio Donnarumma, che in occasione della rete di Zielinksi ha tardato troppo l’uscita, e quando si è deciso lo ha fatto a gambe spalancate, ed è proprio lì in mezzo che è filtrato il pallone del polacco. Ma vuoi veramente dar la colpa a un portiere di 16 anni, per il resto impeccabile? O magari ce la si può prendere con Romagnoli, fuori posizione sul primo gol e autore del fallo da cui è scaturito il definitivo pareggio. O con Antonelli, che teneva in gioco Maccarone sul 2-2. O con Bacca, micidiale in fase conclusiva quanto pasticcione quando si tratta di servire i compagni: anche questa sera ha gettato al vento tre o quattro ghiotte ripartenze in superiorità numerica. Ma sarebbe ingiusto, naturalmente. Il fatto è che i giocatori sono questi: discreti, volenterosi e assemblati dalla dirigenza con poca saggezza, e Mihajlovic, che non è Guardiola, prova a far giocare nel modo più semplice possibile, perché altri modi non sono percorribili. E’ una squadra che, nella serata giusta, può battere la Fiorentina, la Lazio, e magari mettere in difficoltà le big non propriamente in palla. Ma con la stessa facilità può impaludarsi contro un avversario come l’Empoli, che è la sua esatta antitesi: talenti non eccelsi, ma perfettamente inquadrati in un meccanismo oliato e funzionale (complimenti a Giampaolo e soprattutto alla società, se ci sono differenze con l’Empoli di Sarri non si notano). Certo, se l’arbitro Russo o l’ineffabile giudice di porta avesse visto il fallo di mano di Mario Rui sul cross di Bonaventura, quando il Milan si era da poco riportato in vantaggio, la gara avrebbe potuto anche finire in gloria. Ma un episodio singolo, fortunato o sfortunato, non può modificare la realtà profonda di una stagione. L’Europa League resta un obiettivo raggiungibile, il resto è presunzione o immaginazione.