E’ l’uomo del momento, la sorpresa dell’ultima finestra di mercato, per tifosi e addetti ai lavori. In un Paese che mastica e vive di calcio 24 ore al giorno, in un mondo affollato dove è difficile scovare un talento grezzo, succede anche questo, succede che nessuno in Italia abbia mai sentito parlare di Innocent Emeghara prima di ieri sera, quando ha segnato una doppietta alla Lazio. Quattro gol in quattro giornate, in meno di trecento minuti, e improvvisamente i titoloni: ma Emeghara non arriva da qualche campo impolverato d’Africa, non è stato scovato in un angolo nascosto del Sudamerica, è stato preso dal lungimirante Antonelli, direttore sportivo del Siena, al di là delle Alpi nel Lorient, club di Ligue 1, con il quale ha segnato sette gol. Prima della Francia, il nigeriano classe 1989 con passaporto svizzero ha giocato con Zurigo, Winterthur, Grassopphers, ma soprattutto ha vestito la maglia della Nati a tutti i livelli, under 21, con il quale ha disputato la finale dell’Europeo 2011 persa contro la Spagna, Olimpica e Nazionale maggiore guidata Ottmar Hitzfeld.

Uno sconosciuto solo in Italia, con una storia difficile alle spalle. Nato in un piccolo villaggio vicino a Lagos e cresciuto in una famiglia povera, tra problemi economici e malattie, esce dall’inferno a 13 anni, con il volo per Zurigo. Il calcio non era nei suoi pensieri, se non nel dopo scuola con gli amici, poi la decisione di iscriversi alla scuola calcio del Toss e l’inizio dell’ascesa. Il Siena, che ha preso Emeghara in prestito con diritto di riscatto già fissato a tre milioni, si frega le mani. Si ritrova in rosa una gallina dalle uova d’oro, grazie ad un pò di coraggio e una grande competenza del suo direttore sportivo. Qualità che a volte manca ai dirigenti dei grandi club italiani.  Emeghara non pensa a giugno, ma al prossimo impegno. Domenica c’è la Juve di Conte  allo Juventus Stadium, un motivo in più per continuare a stupire.