La mazzata ricevuta oggi da Michel Platini, squalificato insieme a Blatter per 8 anni, è probabilmente il colpo del definitivo ko alle possibilità del francese di presentarsi ai nastri di partenza delle elezioni Fifa del 26 febbraio.

L’ex stella della Juventus farà ricorso al Tas (che peraltro non gli ha tolto la sospensione di 90 giorni) ed al tribunale svizzero. Due mosse che, visti i tempi assai ristretti, quasi certamente non potranno evitargli l’esclusione dalla corsa alla successione di Sepp Blatter.

La Uefa sognava di piazzare un proprio uomo in cima al massimo organo calcistico mondiale. Platini dopo Blatter. La confederazione del vecchio continente che, in un certo modo, succede a se stessa nella guida del football.

La squalifica di Platini, però, complica, e molto, i piani. La Uefa punta ora sul segretario Gianni Infantino, avvocato svizzero di origini italiane (volto noto per il ruolo di cerimoniere svolto in occasione dei sorteggi di Champions ed Europa League) preparatissimo, poliglotta (conosce sei lingue), ma senza lo stesso appeal del francese.

Gianni Infantino in queste settimane è al lavoro per tessere trame in giro per il mondo: la Uefa è potente, ma, da sola, non ha certo abbastanza voti per permettere al suo cavallo di spuntarla.

Anche perché il segretario Uefa sulla sua strada troveràò la fortissima concorrenza dello sceicco del Bahrein Salman Bin Ibrahim Al-Khalifa, membro della famiglia reale e dal 2013 a capo della Afc, la confederazione asiatica.

Al-Khalifa ha 50 anni e può godere dell’appoggio di un altro sceicco, Ahmad Al-Fahad Al Sabah, presidente dell’ associazione comitati olimpici mondiali. Un endorsement che alla fine potrebbe spostare gli equilibri a favore del ricchissimo, quanto influente Al-Khalifa.

Gli outsider sono il principe giordano Ali Al Hussein, che l’anno scorso provò a sfidare Blatter (vittoria per 133 a 73 di Sepp che da lì a poco sarà travolto dallo scandalo che lo porterà a rimettere il mandato) e l’imprenditore sudafricano Tokyo Sexwale, compagno di cella di Nelson Mandela a Robben Island.

Il 26 febbraio voteranno un totale di 209 federazioni: 53 appartenenti all’Uefa, 46 all’Asia, 54 all’Africa, 11 all’Oceania, 35 alla Concacaf, 10 all’America del Sud.

La corsa mondiale al voto è già partita.