Paragonato all’immensità del giocatore che è stato, l’addio di Paolo Maldini al Milan (foto by InfoPhoto), datato maggio 2009, rappresenta una delle pagine più malinconiche della storia del club rossonero, con la tifoseria organizzata che, invece di cospargerlo di balsamo e petali di rose, scelse di salutare il padre della patria con un rumoreggiare asinino (a causa, pare, della poca ruffianeria del capitano nei suoi confronti). Eppure, il ritorno di Maldini sulla scena pubblica potrebbe essere perfino più triste del suo commiato.

Apprendo da un amico che, si dice e si vocifera, l’uomo che la stampa britannica nel 2003 soprannominò The History Maker sia tra i nomi che Silvio Berlusconi vorrebbe spendere in vista della sua annunciata discesa in campo-bis. Al di là della fede politica, credo sia una prospettiva che chiunque dovrebbe ricusare con orrore. Come può Paolo Maldini – il cinque volte campione d’Europa, il difensore più completo della storia del gioco, esempio di eleganza e correttezza, stimato da tutti (memorabile la dedica di Guardiola all’indomani della finale di Champions League di Roma) – prestare la sua faccia da yuppie per l’ultima (?) zingarata elettorale di Berlusconi? Perché rovinare in questa maniera la sua immagine più immacolata della Sindone (e non ci vuole molto)?

E, ancora: a quale titolo, lui e Franco Baresi (già, vorrebbero tirare in mezzo anche il Piscinin, poverino), dovrebbero entrare a far parte della res publica? Quali competenze hanno sviluppato nel loro percorso di vita?

Diciamo che sia Baresi che Maldini rispettano una conditio sine qua non per essere ammessi in squadra: entrambi hanno avuto guai con la legge. Il primo, nel 2005, è stato condannato per truffa a 5 mesi di reclusione (poi convertiti in una multa); il secondo è stato rinviato a giudizio nel 2011 per una presunta corruzione a un agente del fisco.

L’unica speranza è rappresentata da Adriano Galliani. Che faccia rientrare Maldini in società, come tutti si auspicano da anni, e lo faccia al più presto. E, in ogni caso, Maldini ci ripensi. E si ricordi che, a destra, lui non ci sapeva giocare.