Un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Mario Gerevini mette in evidenza il giro tortuoso esistente dietro il flusso economico che dalle Isole Cayman giunge direttamente nelle tasche di Thohir nel piano di finanziamento dell’Inter. Val bene la pena seguire quello che più che un movimento di flussi di denaro assomiglia a un numero di alta scuola prestidigitatoria grazie al quale possiamo parlare di un complesso gioco di scatole cinesi piuttosto che della solita triangolazione tra holding. Si parte da Hong Kong e si passa alle Cayman prima di giungere in Indonesia (?) da Thohir. Un’inchiesta in atto del Corsera ha chiesto lumi su questi fantomatici movimenti di sponda, ma nessuna delle holding controllate dal magnate indonesiano ha ancora risposto.

Facciamo un passo indietro per tentare di capire questi strani percorsi della finanza creativa. Thohir è divenuto proprietario dell’Inter nel novembre 2013 con un aumento di capitale di 75 milioni di euro e ha rifinanziato nel 2014 il debito del club nerazzurro (circa 180 milioni) con 230 milioni grazie all’intervento di Goldman Sachs (che ha trovato una serie di investitori) su garanzia del marchio e delle quote del club a un tasso d’interesse del 5,5%. Tale finanziamento è di quelli “project finance style” su base quinquennale. E questo significa che se Thohir non rende 242,5 milioni a Goldman Sachs entro il 2019, l’Inter diventa di proprietà di Goldman Sachs. Per poter dare garanzie agli investitor di Goldman Sachs è stata costituita una “good company” dal nome Inter Media & Communication Srl che gestisce i diritti provenienti dal brand Inter.

Lo stesso Thohir ha prestato i soldi all’Inter, ovvero il suo club, per 22,3 milioni (e il disavanzo di capitale di 75 milioni torna) ma a un tasso d’interesse dell’8% intascando dall’operazione 1,78 milioni all’anno per questo prestito. Rifinanziabile a discrezione di Thohir che oltra ad essere presidente dell’Inter ha anche potere decisionale in quanto amministratore delegato, il che significa che Thohir si porta a casa ogni anno 1,78 milioni che dalla tasca destra del suo portafoglio, passano alla sinistra, almeno apparentemente. A meno che in questo strano giro non ci sia una holding terza che amministra in altra maniera i flussi di denaro di Thohir.

L’International Sports Capital di Hong Kong che detiene il 70% delle quote del club nerazzurro ha effettuato un altro finanziamento all’Inter con scadenza 29 maggio 2015 prorogabile. A controllare la società di Hong Kong è l’Asian Sports Ventures attraverso la Merdeka Investments, registrata alle Cayman. Nell’ultimo gradino della piramide delle holding c’è Nusantara Sports Ventures, che fa sempre capo a Thohir e come tutte le società del presidente indonesiano, condivide la sede con quelle del cinese Kenneth Huang, l’uomo che nel 2012 stava per rilevare il 15% delle quote dell’Inter. Un ginepraio oggettivamente inestricabile nel quale non si capisce chi presti concretamente il denaro a chi.

L’unica certezza è determinata dal fatto che sia International Sports Capital che Nusantara Sports Venus di Hong Kong hanno sottoscritto (scripta manent) un pegno, ovvero una garanzia di risarcimento, in favore di Merdeka Investments del paradiso fiscale delle Cayman e di un’altra succursale di Singapore. La restituzione di questo debito (il denaro che le due holding hongkonghesi hanno prelevato da Merdeka per il nuovo finanziamento dell’Inter) è fissata al 15 novembre del 2016, data entro la quale Thohir ha già dichiarato di voler risanare i conti dell’Inter, sperando in un auspicabile rilancio del club.