Ridotta a un anno e tre mesi la squalifica per doping a Maria Sharapova. Lo ha stabilito oggi con una sentenza il Court of Arbitration for Sport.

RITENUTA IN BUONA FEDE

La giocatrice era stata sospesa in primo grado lo scorso marzo causa Meldonium fino al 26 gennaio 2018. Sharapova potrà tornare in campo ad aprile 2017, garantendosi la partecipazione alla stagione europea su terra battuta. Il comunicato della ITF spiega che la tennista ha somministrato per dieci anni il meldonium in cura il diabete, una sostanza allora permessa dai regolamenti e diventata proibita dallo scorso gennaio. Così la squalifica è stata ridotta a 15 mesi “senza evidente colpa e in buona fede” dell’atleta, che “ha assunto le sostanze sotto indicazione medica senza poi provare a nasconderne o mascherare l’utilizzo”. Per questo il CAS ha definito il caso Meldonium un processo “non relativo a un’atleta che ha imbrogliato, ma a un’atleta che non aveva notizie e informazioni circa le sostanze che stava assumendo”.

LA SCALATA AL RANKING

Secondo quanto dispone il regolamento per le ex-numero uno del ranking mondiale, Maria Sharapova avrà diritto a wildcard illimitate. Data la squalifica non ha un ranking WTA, mentre i punti ottenuti agli Australian Open – eliminata ai quarti di finale da Serena Williams nell’ultimo match disputato – e il prize money restano revocati. Il CEO della World Tennis Association commenta la notizia a caldo: “Il programma antidoping ha svolto un processo equo ed esaustivo e noi ne supportiamo l’esito. Siamo felici che si sia concluso, e non vediamo l’ora di riavere Maria sui campi nel 2017”.

TORNA LA LUCE

Soddisfatta del verdetto Maria Sharapova: “Lo scorso marzo ho trascorso uno dei giorni più duri della mia vita quando ho appreso della squalifica. Oggi è senz’altro uno dei più felici. Sento come se qualcosa che amo mi sia stato sottratto, ma adesso so che potrò riaverlo presto. Conto i giorni, non vedo l’ora di tornare ad aprile. Ho imparato molto in questi mesi e da questa esperienza, e spero che anche la ITF abbia fatto lo stesso, perché la giuria del CAS ha concluso di non essere d’accordo con la maggior parte delle decisioni prese dal Tribunale”.

RIPRESA AGONISTICA

“Mi sono assunta la piena responsabilità per aver ignorato che le sostanze che prendevo da dieci anni non erano più permesse dal programma – continua la 29enne -. Ma ho anche compreso quanto le altre Federazioni si impegnino ad informare i propri atleti, specialmente nell’Europa dell’est, dove il mildronato è comunemente usato da milioni di persone. Ora che questo processo s’è concluso, spero che la ITF e tutte le autorità in materia di antidoping si adeguino a queste Federazioni, per evitare che altri atleti debbano attraversare momenti simili quelli che ho attraversato io. Tornerò presto e non vedo l’ora”.