Si spegne il sogno olimpico dei 68 atleti russi che il 13 novembre scorso vennero sospesi dalla Iaaf dopo l’esplosione dello scandalo doping. Il Tas ha respinto il ricorso e nessuno di loro potrà quindi essere presente ai giochi di Rio de Janeiro.

Storica la sentenza del tribunale di Losanna, che nel dispositivo specifica: “Confermiamo la validità della decisione della Iaaf. Gli atleti di una federazione sospesa non possono partecipare alle competizioni che si svolgono sotto il suo controllo”

Ora spetterà a Thomas Bach, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, decidere sulla posizione del resto della delegazione russa, che in totale consta di 387 elementi (ieri la Russia ha fatto pervenire la lista contenente anche i 68 affiliati alla federatletica).

Non sarà facile la decisione di Bach, preso tra due fuochi. Da un lato la Russia che preme per l’ammissione, dall’altro il peso del comitato americano, inglese e tedesco che vuole la Russia fuori, senza se e senza ma. Ipotizzabile, a questo punto, una (difficilissima) soluzione di compromesso che vedrebbe Bach valutare la situazione caso per caso.

Tutto ciò mentre si registra una schiarita tra la Wada e l’agenzia antidoping brasiliana, il cui laboratorio di Rio de Janeiro è stato riabilitato dopo la sospensione del 24 giugno a causa di pratiche non conformi al regolamento.

Scongiurata dunque l’ipotesi di trasportare le provette di sangue ed urine degli atleti all’estero. Olivier Nigli, direttore generale della Wada, ha dichiarato che “si è lavorato alacremente affinché tutto fosse risolto in tempo”.