Il caso doping che rischia di travolgere lo sport russo vede oggi la replica da parte del Cremlino, che considera infondate le accuse della Wada, l’agenzia mondiale antidoping.

Dmitri Peskov, il portavoce del governo Putin, ha dichiarato che non ci sono prove affinché il rapporto della Wada possa essere considerato attendibile.

Doping Russia, la risposta del Cremlino

“Se ci sono delle accuse, queste devono essere sostenute da prove, altrimenti tutta la questione è priva di senso. Le accuse in questo modo finiscono per essere inevitabilmente infondate”, le parole di Peskov.

Al portavoce del Cremlino, ha fatto eco Vitaly Mutko, ministro dello sport: “Non deve essere la Wada a dover indicare condanne, come l’esclusione di tutti gli atleti russi. Queste sono decisioni che spettano ad altre organizzazioni”.

Lo stesso Mutko ha dichiarato la volontà di voler far fronte a qualsiasi tipo di irregolarità da parte dell’agenzia antidoping nazonale, accusata dalla Wada di coprire l’illiceità di molti atleti russi.

Il Cremlino in un comunicato ha comunque assicurato massima collaborazione e pugno di ferro contro gli atleti che fanno uso di doping. Nella stessa nota, viene ricordato alla Wada che nelle sue competenze non è compreso “il predeterminare ulteriori azioni delle organizzazioni sportive internazionali, di cui il movimento sportivo russo fa parte”.

Nei prossimi giorni Putin incontrerà a Sochi i presidenti delle federazioni sportive nazionali. Oggetto del meeting: ragguagli sulla tabella di preparazione degli atleti in vista di Rio de Janeiro 2016.

Doping Russia, il dossier Wada

La Wada ha stilato un documento di 323 pagine in cui ha denunciato l’uso di sostanze dopanti da parte di numerosissimi atleti russi, arrivando a parlare di doping di stato.

La Wada ha sospeso l’agenzia antidoping nazionale, la Rusada ed ha chiesto inoltre la esclusione dell’atletica russa dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.