Il fantasma del doping oscura purtroppo la bellezza del ciclismo, anche nelle gare fra i più piccoli. A Tradate, nel varesotto, una competizione giovanile che vedeva sfidarsi giovanissimi, tra i 7 e i 12 anni di età, ha visto al traguardo la presenza di un camice bianco incaricato di analizzare i valori dei ragazzini

SGOMENTO GENERALE

Il Ministero della Salute ha inviato un medico sportivo per eseguire alcuni controlli antidoping nel ciclismo giovanile. Ad essere sottoposti ai prelievi sono stati i primi quattro classificati della categoria G6, dove corrono i nati nel 2004. L’operazione ha sorpreso un po’ tutti, incluso il dottor Carlo Guardascione: “Una cosa mai vista in 30 anni di ciclismo. Secondo il regolamento della Federazione ciclistica italiana si inizia a parlare di agonismo dai 13 anni in su, che corrispondono alla categoria Esordienti. Per loro i controlli sono previsti, ma evidentemente la Commissione di vigilanza sul doping permette analisi anche sui più piccoli. Questo test lo hanno richiesto loro: di certo non è una misura illegale; altrettanto, però, non è una cosa a cui siamo abituati. E non riesco a comprendere la ragione di una simile decisione”.

FEDERAZIONE “SCONCERTATA”

Incredulo pure Adriano Borghetti, consigliere della Federazione ciclistica della Lombardia: “Non ci siamo negati ai controlli, ma lasciatemelo dire: sono allibito. Il medico aveva in mano una busta del Ministero, e quando ho chiesto spiegazioni la risposta è stata ‘Devo eseguire, mi hanno mandato…’. Insomma, una risposta burocratica. Intanto i genitori domandavano chiarimenti”. Interpellato sulla regolarità il Ministero, il quale ha sottolineato che “Il protocollo consente di effettuare controlli antidoping a tesserati di qualunque età e di qualunque disciplina. Il programma vuole salvaguardare la salute degli atleti, e nei rari controlli riguardanti fasce di età così basse nessuno è risultato positivo”. La faccenda non è stata però accolta serenamente, come conferma ancora il consigliere Borghetti: “Ero talmente sconcertato che ho telefonato a Rio de Janeiro, dove si trova il presidente della federazione nazionale Di Rocco, che ha avuto la nostra stessa reazione. Scriverà una lettera al Ministero per chiedere spiegazioni”.

TEST IMPROVVISATI

“Non c’era nemmeno un locale adibito per controlli di questo tipo – continua il dottor Guardascione – . Nelle categorie superiori è sempre allestito un presidio antidoping, anche quando si decide di non effettuare i controlli. A Tradate ci siamo arrangiati con una tenda della Protezione civile, che ha evitato la necessità di ricorrere a un bar o a una casa privata”.