L’onda lunga del doping di Stato rischia di travolgere tutto lo sport russo. Nel calderone infernale scoperchiato dal rapporto McLaren, infatti, potrebbe finirci anche il calcio, visto che in quelle carte si fa menzione di un caso di doping nel campionato russo coperto da Vitaly Mutko, ministro dello Sport finora risparmiato dalle purghe del Cremlino, nonché membro del Comitato esecutivo Fifa e capo del Comitato organizzatore dei Mondiali di Russia 2018. E la Fifa, su invito della Wada, ha deciso di vederci chiaro, aprendo un’inchiesta su di lui.

Un altro elemento interessante presente nel rapporto“, si legge in una nota della Wada, “è il ruolo che ha giocato il ministro dello Sport russo Vitaly Mutko, che è anche membro del Comitato esecutivo della Fifa. Per questo motivo la Wada sollecita il Comitato etico della Fifa a esaminare le accuse riguardanti il calcio e il ruolo giocato da questo suo membro“. Secondo il rapporto dell’avvocato canadese Richard McLaren, sarebbe stato il viceministro dello Sport Yuri Nagornykh a decidere quali atleti avrebbero dovuto essere “salvati” da un test positivo, ma in almeno una circostanza un calciatore straniero militante nel campionato russo sarebbe stato “salvato” da Mutko e non da Nagornykh.

Il Cremlino continua a difendere l’operato di Mutko, considerandolo “non direttamente coinvolto” nello scandalo, ma secondo la ricostruzione della Wada il ministro sarebbe responsabile, tra le altre cose, anche dell’organizzazione di un doping di Stato anche in occasione delle recenti Olimpiadi invernali di Sochi del 2014. “Se dovessero emergere violazioni del codice etico“, ha annuncia il Comitato etico della Fifa, “saranno presi appropriati provvedimenti“.

Mutko si difende: per lui queste accuse sono “irreali e impossibili“. Ma la realtà è che se le pesantissime accuse di doping di Stato dovessero essere confermate, alla Russia verrebbe impedito di organizzare grandi eventi internazionali: a cominciare, naturalmente, dai Mondiali di calcio del 2018.