Sono choccanti i dati emersi da uno studio Uefa. Su 4195 campioni di urina analizzati, appartenenti a calciatori che hanno partecipato alla Champions tra il 2008 ed il 2013, 879, pari al 7,7%, sono risultati fuori norma, 68 presentavano tracce di steroidi anabolizzanti.

Doping in Champions, dati choccanti

La ricerca, pubblicata dal Sunday Times, ha raccolto dati provenienti da 12 laboratori sparsi nel vecchio continente. I calciatori che sono stati sottoposti agli esami sono coperti da anonimato e non corrono rischi rispetto ad eventuali sanzioni disciplinari, ma certo le percentuali sono da brividi.

Wada, la lista dei medici sconsigliati

La Uefa ha immediatamente (provato) a rendere meno amari i dati choccanti. “La ricerca non ha alcuna evidenza scientifica”, spiegano da Route de Genève 46, “I 12 laboratori che hanno analizzato le urine non hanno usato procedure comuni, rendendo i risultati non certi”

“Inoltre, non è stato possibile fare una controanalisi come richiesto dalla Wada in casi di doping”.

La Uefa ha comunque promesso per il futuro controlli più serrati: “L’introduzione del passaporto biologico nel calcio sarebbe vantaggioso e da questa stagione l’Uefa ha comunque implementato la ricerca di steroidi negli oltre 2.000 test che facciamo ai calciatori ogni anno”.

Diciassette anni dopo la frase di Zdenek Zeman che mise a soqquadro il mondo del pallone (“Il calcio deve uscire dalle farmacie”) siamo di nuovo punto ed a capo?

I risultati giungono pochi giorni dopo la diffusione, da parte della Wada, di una lista contenente 114 nomi, fra medici e prepartori, dai quali ogni atleta farebbe bene a tenersia distanza.

Della lista fanno parte tantissimi italiani, Sandro Donati, consulente Wada, spiega il perché: “In Italia si fanno le indagini contro il doping, in altri paesi, come Inghilterra, Spagna e Francia, una inchiesta contro il doping è l’eccezione, non la regola”.