Fuori un altro. Almeno a parole. Settimana scorsa era stato Fabio Capello a fare marcia indietro dopo una prima apertura e a chiamarsi fuori dalla corsa alla successione di Antonio Conte sulla panchina della nazionale italiana. Oggi è la volta di un altro candidato più che autorevole, anzi da molti ritenuto il più adatto: Roberto Donadoni ha dichiarato che il suo futuro sarà probabilmente ancora rossoblu. “Penso di restare al Bologna“, ha detto il tecnico bergamasco nel corso di un incontro con gli studenti all’Istituto Salvemini della città felsinea.

Le parole di Donadoni arrivano a un giorno di distanza da quelle decisamente più assertive del suo presidente, Joey Saputo, affidate al sito ufficiale del club rossoblu: “Donadoni ha un contratto con il Bologna fino al 2018, il problema non esiste. Abbiamo parlato, l’ho trovato sereno e determinato: sa di essere parte del progetto che stiamo sviluppando e mi ha ribadito la sua volontà di fare questo percorso insieme“. Saputo ha anche poi lanciato una frecciata alla FIGC: “Non credo che la Federazione possa aver contattato un allenatore che ha un contratto in essere con un club affiliato alla Federazione stessa. Se fosse accaduta una cosa del genere, sarebbe stata una grave anomalia“.

Difficile dargli torto, anche se è prassi comune sondare il terreno anche con chi è sotto contratto. In ogni caso, quelle di Donadoni non sono frasi di circostanza: il progetto di Saputo per il Bologna è solido e concreto, e le prospettive di crescita graduale ci sono tutte. In un momento storico come questo per la Serie A, far crescere un club storico e riportarlo stabilmente a ridosso delle prime, cosa che non accade praticamente dagli anni Sessanta, è indubbiamente affascinante. Questo non significa che Donadoni abbia già scelto, perché nessun allenatore del mondo potrebbe essere insensibile all’idea di guidare l’Italia in un campionato del mondo. Ma il fatto che ci stia riflettendo la dice lunga su quanto la panchina azzurra sia diventata scomoda ultimamente.