Domenico Berardi (foto by InfoPhoto), o quattro gol per sotterrare nell’ignominia il quarto e ultimo anno di Massimiliano Allegri al Milan – e con esso tutto il florilegio di scelte sconsiderate che l’hanno generato. E fa nulla se nell’expoit del ragazzo di Calabria le amnesie alzheimeriane della difesa rossonera hanno pesato quanto il suo indubbio talento; fa nulla se, a differenza di come avevamo ipotizzato ieri, non è diventato il più giovane pokerista della storia della Serie A (Silvio Piola aveva fatto meglio di lui nel 1931): quattro reti al Milan nella stessa partita non le aveva mai realizzate nessuno. Un record che al 19enne Berardi, già juventino per metà, non potrà mai togliere nessuno, e che avvicina il ragazzo all’imponderabile, fino a qualche tempo fa, sogno mondiale.

Non c’è dubbio che il nome dell’esterno offensivo plasmato dallo zemaniano Di Francesco sia già nei taccuini di Cesare Prandelli, da sempre ben disposto a dare una chance ai talenti più meritevoli. Forse è azzardato pronosticare un posto in Brasile per uno che solo quest’oggi risponderà per la prima volta alla chiamata dell’Under 21, ma il dramma di Pepito Rossi (è ancora impossibile stabilire in quali condizioni potrà arrivare a giugno, ammesso che sia abile e arruolabile), quello analogo di El Shaarawy (non lo si vedrà fino ad aprile, nel migliore dei casi) e la cronica assenza di alternative credibili nel settore offensivo azzurro rendono percorribile l’idea, almeno a livello teorico.

Certo, a patto che Berardi si presenti all’eventuale raduno. Nella primavera scorsa, il giocatore finì nell’occhio del ciclone per aver disertato senza giustificazione il ritiro della nazionale U-19 di Chicco Evani, scatenando le ire dei vertici federali e rimediando una squalifica per un turno da parte della Disciplinare. A questo si è aggiunta la mannaia del codice etico, che avrebbe dovuto tenere lontano Berardi da ogni maglia azzurra per un anno (anche se, in realtà, l’ostracismo è finito con un paio di mesi di anticipo). Se ha imparato la lezione, il Mondiale non è pura fantascienza.