Avesse avuto un profilo Facebook ufficiale, magari Rafa Benitez avrebbe tanto voluto pubblicare il video di ‘Warszawa’ di David Bowie. Invece, dopo il capitombolo di ieri sera a Kiev, al tecnico spagnolo non gli sarebbe rimasto altro che linkare ‘Stasera non si ride e non si balla’, di Mino Reitano.

Da David Bowie a Mino Reitano. Un po’ la stessa differenza che passa dall’approdo alla finale di Europa League di Varsavia al mesto ritorno a Napoli, battuto da un Dnipro dall’impeccabile tenuta difensiva.

DNIPRO-NAPOLI 1-0

Sarebbe servita una vittoria, o un pareggio con due più gol, agli azzurri. Invece all’Olimpico di Kiev i partenopei riescono a fare il gioco degli avversari, non mettendo quasi mai in difficoltà gli ucraini, che ad inizio ripresa si permettono pure il lusso di colpire ancora con Seleznyov (in gol pure all’andata). Sarebbe servito un Napoli da battaglia, a maggior ragione su un campo bagnato dalla pioggia incessante. Va in scena invece la pantomima di una squadra che manca, come sempre, l’appuntamento per diventare grande: senza attributi, a tratti leziosa, in una parola: inconcludente.

ERRORI IN FORMAZIONE

Benitez sbaglia la formazione iniziale. Fuori Mertens (l’uomo che ha maggior propensione al dribbling) e Hamsik (l’uomo che ha maggior propensione alla giocata dalla distanza), dentro Insigne (che si perde in inutili ghirigori, ostacolato da un campo pesante che certo non favorisce la sua leggerezza) e Gabbiadini (che finisce per girare a vuoto, non trovandomai uno spunto degno di nota).

Il corollario è un Napoli che trova due palle gol in 45′. Entrambe fallite da uno spento ed irriconoscibile Higuain. La prima dopo una manciata di minuti, quando l’argentino spara addosso a Bojko, la seconda con un colpo di testa deviato in angolo dall’attentissimo portiere ucraino.

Il Napoli è tutto qui. Perso tra il pressing asfissiante degli avversari, chiusi, corti e pronti alla ripartenza grazie a Jevhen Konopljanka, classico numero 10 dal grande talento, che non per niente è seguito da mezza Europa (Roma compresa).

Nella ripresa è proprio Konopljanka che serve un assist a Seleznyov, bravo a saltare su Britos e ad infilare con un colpo di testa Andujar.

Rafa decide che è ora di rimediare agli errori iniziali. Fuori Insigne e Gabbiadini, dentro Mertens e Hamsik. Serve qualcuno che salti l’uomo, consentendo la superiorià numerica ed uno che possa cercare la giocata anche a distanza dalla porta di Bojko, così come rendersi protagonista di inserimenti.

Mertens entra in campo con una carica e rabbia incredibile, buono anche l’impatto di Hamsik. Ma è troppo tardi. Il Dnipro si difende con undici uomini dietro la linea del pallone, soffrendo solo con qualche batti e ribatti in area. Callejon resta evanescente, Higuain un bandolero stanco. Entra Henrique, quando sarebbe servito un Zapata, chili e centimetri utili in un’area di rigore di un terreno di gioco tanto pesante.

La partita fila via verso il 95′. Il Dnipro verso Varsavia, il Napoli verso l’aereo che lo riporterà a Capodichino. Benitez verso una nuova avventura. L’uomo e la valigia, avrebbe cantato Mino Reitano.