Certo che se per combattere il razzismo dentro (e fuori da) gli stadi la soluzione è isolare un gruppo, una comunità o una pluralità più gneralizzata di tifosi di colore, allora siamo giunti davvero al punto di non ritorno di un folle paradosso. Eppure la parossistica proposta di un tal tenore è arrivata sul serio.

L’ha annunciata Volodimir Spilchenko, direttore responsabile dello stadio della Dinamo Kiev, l’Olimpiyskiy Stadium (Stadio Olimpico), il quale ha dichiarato candidamente che separare i tifosi di colore dagli altri supporter potrebbe aiutare a prevenire i problemi di natura razziale esistenti tra tifoserie. Ovvero, una soluzione segregazionista per fronteggiare il razzismo.

Stiamo pensando di creare un settore apposito per i supporter di colore così da combattere gli episodi di razzismo“. Sono state le agghiaccianti e pur testuali parole di Spilchenko riportate dal Washington Post e dal Sun anche se l’idea era stata lanciata da un giornalista, accolta quasi con gratitudine dal responsabile dello stadio: “Ascolteremo la sua proposta, sembra una buona idea“.

Sommamente discutibile, per non dir peggio, anche l’intervento di Ohor Kochetov, vicepresidente della federcalcio ucraina, che ha offerto una visione assurda dell’episodio accaduto nel match contro il Chelsea in Champions League, stupito dalla presenza di supporter di colore “in quel settore”, tradizionalmente occupato dagli ultras ucraini più estremi: “è una grossa sorpresa per tutti. Persone di quel tipo non sono mai state lì. Secondo le prime informazioni, non avevano il biglietto e avevano fumogeni. Forse è stata una provocazione pianificata, sono tutte domande che esigono risposte“.