A nove anni e quattro mesi da quel 12 aprile 2005, quando Dida fu strappato alla sua trance da fenomeno da un petardo proveniente dalla curva dell’Inter nel corso dell’Euroderby di Champions League, il Milan torna ad avere un portiere di livello internazionale: è Diego Lopez il cui trasferimento dal Real Madrid è stato concluso all’ora di pranzo a Forte dei Marmi in seguito all’incontro risolutivo tra Adriano Galliani e il procuratore del giocatore, Manuel Quillon, sulla base di un quadriennale da 2,8 milioni di euro a stagione. Il cartellino, invece, è costato solo qualche bonus legato ai risultati. Un ottimo colpo per i rossoneri, magari non di prospettiva, dal momento che si parla di un 33enne, ma sicuramente importante per il presente, considerata la squadriglia di estremi difensori sulla quale si trovava costretto a contare Filippo Inzaghi (che oggi ne fa 41: auguri).

Come detto in apertura, l’arrivo di Diego Lopez, convinto forse più dalla morbida mafietta di Iker Casillas che dalle lusinghe di una nobile decaduta come il Milan, va a tappare una falla storica rossonera. Tradizionalmente, la dirigenza berlusconiana, con qualche ragione, ha sempre considerato quello del portiere come il meno influente dei ruoli, riservandogli poca attenzione e ancor meno investimenti. Per buona parte dell’epopea recente del Diavolo, ci si è barcamenati con specialisti affidabili ma mai eccezionali, come Giovanni Galli e Sebastiano Rossi, e qualche coniglio dal cilindro: Christian Abbiati, che nel gennaio 1999 passò da terzo portiere a titolare dello scudetto zaccheroniano grazie alle amnesie di Lehmann e alla follia di Seba, che praticò un laccio californiano a Bucchi in un Milan-Perugia; e, soprattutto, Nelson Dida, misconosciuto brasiliano che per un paio di stagioni seppe contendere a Gigi Buffon lo scettro di migliore al mondo. Ma fu, appunto, una meravigliosa illusione superomistica indotta dalla grande notte di Manchester e svanita con quel petardo nella Champions League di due anni più tardi. Da quel momento, tornò a essere quello che si pensava fosse sin dall’inizio: un portiere dagli eccezionali mezzi fisici e dalla fiducia ballerina.

Negli ultimi nove anni, la situazione-portieri in casa rossonera è tragicomicamente peggiorata. A fine 2007 Nelson Dida, ormai psicologicamente fragilissimo, pagò a caro prezzo la sceneggiata di Glasgow contro il Celtic e perse il posto da titolare (non prima di aver contribuito, con un paio di parate decisive, alla conquista della Champions League di Atene). Tra i pali cominciò una bislacca alternanza tra portieri. Per esempio, ricordiamo tutti Zeljiko Kalac, detto The Man, che all’Ippodromo del Galoppo rimpiangono molto più che a San Siro, visto quanti soldi ci spendeva. Uno che, dopo una papera contro il Brescia in Coppa Italia, si giustificò così: “Scusate, stavo pensando ai cazzi miei“. E cosa vuoi dirgli? Prima di lui c’erano passati anche Dimitrios Eleftheropoulos, velo pietoso, e anche Marco Storari, che fece una figura un po’ migliore. Degno di menzione Ferdinando Coppola: arriva al Milan nel 2006, è andato via nel 2014. In mezzo, otto stagioni di prestiti e ZERO presenze in rossonero. Da Milanello passano successivamente anche Flavio Roma e Marco Amelia, ma il titolare è sempre lui, Christian Abbiati: esiliato dalla titolarità di Dida, il portiere si riprende la maglia da titolare nel 2009 e non la molla più, nonostante ormai, tra erroracci e infortuni assurdi (è arrivato a stirarsi da rinvio dal fondo), sia tutt’altro che una sicurezza. Qualche picco l’ha avuto ancora, vedi parata scudetto su Eto’o nell’aprile 2011 o l’incredibile show di San Pietroburgo, nel 2012, ma è chiaro che il sole è tramontato da un pezzo. Galliani prende Agazzi, nonostante la logica suggerisca che trattasi di operazione nonsense, visto che il giocatore ha 30 anni e il suo picco in carriera sono state un paio di stagioni al Cagliari. Infine, ecco Diego Lopez. Che non sarà esattamente di primo pelo, ma che è senz’altro il più attrezzato per interrompere la maledizione dei portieri. Sgrat.