Anche il sito ufficiale dell’UEFA non ha potuto esimersi dal celebrarlo: Antonio Di Natale (foto by InfoPhoto) ha segnato ieri gol numero 200 in 400 partite di Serie A della sua lunghissima carriera ed entra così a far parte del riservatissimo club dei bicentenari, dove già siedono monumenti antichi come Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini, accanto a icone dei tempi moderni quali Francesco Totti e Roberto Baggio. A proposito: il Divin Codino si è fermato a quota 205, una cifra che il bomber dell’Udinese promette di raggiungere già in questa stagione; o la va o la spacca, anche perché, come ha ammesso lo stesso Di Natale, 37 anni compiuti il mese scorso, potrebbe essere l’ultimo campionato della sua carriera.

Di Natale come Baggio

Il piccolo attaccante napoletano merita tutti gli elogi del caso per aver compiuto un’impresa riuscita in precedenza a soli sei giocatori, peraltro tutti di lignaggio ben più alto del suo. Intendiamoci: che Baggio o Totti potessero diventare i fuoriclasse che sono poi stati, lo si era capito sin dall’inizio; per Di Natale la storia è stata molto diversa. E’ arrivato tardi alla massima serie, a 25 anni compiuti, con la maglia dell’Empoli. Non solo: pochi avrebbero scommesso sulle sue doti realizzative dopo le sue prime cinque stagioni in Serie A (due con l’Empoli, poi sempre Udinese), durante le quali totalizzò 159 presenze segnando solo 44 gol, circa 9 a campionato. La vera eccezionalità della sua carriera, infatti, risiede nel fatto che la trasformazione da buon attaccante di provincia a implacabile macchina da gol è arrivata ben oltre i 30 anni di età, quando generalmente il rendimento dei calciatori inizia a calare inesorabilmente. Mentre la Serie A del post-Calciopoli si impoveriva di anno in anno, Totò faceva valere la sua splendida maturità: nel 2010, a quasi 33 anni, vince la classifica marcatori con uno stupefacente score di 29 reti in 35 gare, ripetendosi quasi pedissequamente l’anno successivo (28 in 36). Poi altre due stagioni da 23 reti ciascuna, infine quella dello scorso anno da 17. Qualcosa di straordinario.

E per questa volta faremo finta di non sapere che la prodigiosa fertilità del buon Totò è stata foraggiata dal tragico crollo qualitativo del nostro campionato, un cimitero degli elefanti dove ancora ruggiscono campioni come Toni, Totti, Di Natale, pieni di talento quanto di ruggine.