Game over. Danilo Di Luca (foto by InfoPhoto) dice definitivamente addio al mondo del ciclismo dopo che la Procura del Coni ha reso nota la richiesta di squalifica a vita per il ciclista azzurra, in seguito al nuovo caso di doping di cui è stato protagonista lo scorso aprile, alla vigilia del Giro d’Italia 2013. La motivazione, come si apprende dal deferimento presentato dalla Procura stessa, è legata alla recidiva: si tratta, infatti, della “seconda violazione della normativa antidoping WADA”, dopo quella del 2007 (sempre per l’uso di Cera, Epo di nuova generazione), al termine del Giro che lo aveva visto trionfatore, che gli era costata due anni di squalifica e una multa di 280mila euro.

Non solo. Nel deferimento dei procuratori è presente anche la richiesta di invalidazione dei risultati agonistici ottenuti successivamente al prelievo biologico. Secondo il regolamento del Coni, la durata minima per una squalifica in seguito a recidiva è di otto anni, ma la Procura, evidentemente, preme per una punizione esemplare. Per il ciclista abruzzese, 38 anni il prossimo 2 gennaio, cambia poco: qualunque sia la decisione della giustizia sportiva, comunque, la sua carriera è terminata. E il suo nome nella storia c’è già, anche se, purtroppo, come quello del prima ciclista italiano squalificato due volte per la stessa sostanza.