Chiacchierare con Elisa Di Francisca è sempre un’esperienza unica. Battute, risate, imitazioni, filo conduttore che salta, risposta che non c’entra con la domanda…. Insomma, non la vostra classica atleta da intervistare. E per fortuna, aggiungeremmo. Il talento jesino, classe ’82, autentico “cigno” del fioretto per la sua eleganza in pedana, poco più di un mese fa conquistava l’argento olimpico a Rio (dopo aver vinto tutto in carriera) sconfitta 12-11 dalla russa Deriglazova alla Carioca Ariena 3. Un argento di grande valore, dopo un quadriennio in cui Elisa, reduce dalla doppietta d’oro di Londra, aveva conquistato tre ori europei individuali, ma una sola medaglia iridata, il bronzo di Budapest 2013. Tirata a lucido grazie anche alla Dieta Zona di Enervit, di cui Di Francisca è testimonial e donna immagine, in Brasile ha comunque compiuto un capolavoro. E non ha intenzione di fermarsi, alla soglia dei 34 anni che compirà a dicembre.

Elisa, se ripensa oggi all’assalto per l’oro a Rio cose le viene in mente?

“Una buona partenza: sono andata avanti sul 3-0 e poi mi si è annebbiato il cervello. La mia avversaria è stata brava a cambiare copione e modo di tirare, e io non sono più riuscita a imporre la mia scherma. Come se si fosse inceppato un meccanismo. Poi però mi sono “svegliata”, ma troppo tardi perché… è finito il tempo. Sono felice lo stesso, davvero. Perché questa medaglia d’argento mi ha fatto capire quanto sono maturata in questi anni, quanto sono riuscita a diventare Donna e a non essere più la ragazza ribelle che non rispettava le regole. Nel percorso che mi ha portato a questa Olimpiade c’è stato un miglioramento sotto molti aspetti, da quello alimentare al non fare per forza tutti i sabati le cinque del mattino, andando a riposare prima quando necessario. E anche in pedana, nell’accettare che ci sono avversarie che impostano l’avversario non sulla scherma, ma ricorrendo alle armi che hanno a disposizione, perché vogliono raggiungere quell’obiettivo”.

Qualche rimpianto per come è andata?

“In realtà no: ho imparato molto da questo assalto. Anche nella vita sono sempre stata una ritardataria, una con i tempi suoi. Purtroppo non sempre riescono le rimonte, e qui mi sono svegliata troppo tardi. Sarebbero bastati due secondi in più, forse, e ce l’avrei fatta. E se lei non si fosse abbassata all’ultimo! (ride, ndr)”.

Seconda finale in due Olimpiadi…

“L’Olimpiade sembra una gara facile perché ci sono pochi assalti, ma in realtà è quella più difficile, soprattutto a livello mentale ed emozionale, perché si mischiano mille pensieri e sensazioni. E poi è una gara che capita una volta ogni quattro anni. Insomma, ci vogliono le palle!”.

Il futuro?

“Per adesso vedo solo il riposo, non riesco a pensare troppo in là e quindi guardo giorno per giorno. L’ho già fatto per tanto tempo, ora ho solo voglia di togliermi la maschera, stare selvaggia e godermi la libertà. Fare un po’ di vacanza, perché dal giorno della gara a oggi non ne ho fatta: promozioni, interviste, camp di scherma nella mia Jesi ecc. ecc.”.

Nel “Dream Team” ora è entrata in pianta stabile la senese Alice Volpi, già vincitrice in Coppa, di fatto al posto di Vezzali. Come la vede?

“Io l’ho nominata mia erede, sperando di non averle messo troppa pressione addosso! Alice è un’atleta che a me piace molto, si è trasferita a Jesi per fare lezione con Giovanna Trillini e si allena con Annalisa Coltorti. Ha tutte le carte in regola per fare bene. A Rio era con noi come sparring è ed stata carinissima, partecipando e soffrendo con noi, così come Martina Batini e Valentina Cipriani. Un ricambio è giusto. Adesso ci sono giovani che stanno emergendo e a cui è giusto lasciare spazio che meritano. Detto questo, dentro di me ancora c’è grande amore per questo sport, grande passione e la consapevolezza di essere forte a livello mentale perché ho tanta esperienza. Però bisogna vedere, perché come c’è voglia di tirare, c’è anche una dignità: nel momento in cui gente più giovane ti batte e fa meglio di te, perché si allena o ti studia fino a conoscerti, c’è una parte di te che dice che è giusto così, ma un’altra parte ti suggerisce di dire “Gente, arrivederci e grazie!”.

Si va verso il no a Roma 2024…

“Io credo che ci debba essere un cambiamento che va oltre le solite parole di circostanza, e spero che se non sarà per queste Olimpiadi, possa essere per le prossime. Spero che l’Italia possa un giorno fare vedere il meglio di sé, perché ha tante possibilità. Anche per smentire tutti i pregiudizi sugli italiani che non sono buoni a fare nulla, che si accontentano, che si lamentano: servirebbero più fatti e meno parole da parte di tutti. Ed è un peccato perché abbiamo molte cose che non sappiamo apprezzare. E per la grande Capitale sarebbe una sconfitta, anche solo per non averci provato”.