Bufera su Paolo Di Canio: l’ex giocatore di Lazio, Milan, Juventus e West Ham, attualmente opinionista e presentatore sui canali Sky Sport, ha mostrato con una certa indifferenza alcuni suoi tatuaggi nel corso di una diretta Facebook per promuovere il suo nuovo programma: fin qui non ci sarebbe assolutamente niente da dire, se non che si nota, tra i vari tatuaggi, una scritta in stampatello, sul bicipite sinistro, recante la scritta «DUX». Impossibile non notarla, vista la maglietta a mezze maniche che lascia scoperte entrambe le braccia. L’immagine dell’ex calciatore rimbalza immediatamente su tutti i social (compreso Facebook, in cui è apparsa la diretta in questione) e i commenti si sono moltiplicati all’istante: si passa da un leggero «Di Canio è un poveretto e chi lo manda in onda così è uno sconsiderato» a un più duro «Il neurone esistente nel cervello di #DiCanio soffre di solitudine e sbatte contro le pareti. Emicrania garantita».

D’altra parte Di Canio non ha mai fatto nulla per nascondere le sue simpatie politiche: dietro la schiena ha tatuata anche un’aquila imperiale e il profilo di Benito Mussolini. L’essere così apertamente schierato politicamente gli ha provocato già in passato altri guai, anche in Gran Bretagna, Paese in cui ha lavorato sia come calciatore che come allenatore. Nel 2011, quando era stato nominato tecnico dello Swindon Town, allora quarta divisione inglese, alcuni sponsor ritirarono i finanziamenti al club perché non accettavano che la squadra fosse allenata da un allenatore dichiaratamente “fascista”. Ricordiamo poi il gesto, abbastanza eloquente, del braccio teso fatto il 6 gennaio 2005, al termine di un derby piuttosto acceso con la Roma. La Lazio vinse per 3-1 e per “festeggiare” Di Canio pensò di andare sotto la Curva Nord (cuore del tifo laziale), facendo il saluto romano.

Dura la presa di posizione di Adam Smulevich su Moked, il portale dell’ebraismo italiano: «Sorprende che Sky Sport, che ha voluto Di Canio come opinionista di punta di questa stagione calcistica, amplifichi oggi (come altrove in passato) un messaggio pericoloso e distorto. Un pessimo servizio a milioni di spettatori». Smulevich prosegue nel suo commento: «Perché l’apologia del fascismo non è lecita. E se per Paolo Di Canio questo è forse indifferente, non dovrebbe certo esserlo per una emittente che aspira al vertice della professionalità dell’informazione sportiva».