Tanto tuonò che piovve verrebbe da pensare alla fine di questo attesissimo derby capitolino anche se fortunatamente di pioggia non se n’è vista neanche una goccia se non, metaforicamente, quella degli sfottò e delle inevitabili polemiche per una stracittadina molto particolare, quella tra Lazio e Roma, per cui l’evento sportivo – storicamente – sconfina nel folklore della capitale. Il match, come era lecito attendersi, è stato di quelli all’arma bianca con due squadre tatticamente e tecnicamente forti che, vista l’importanza della posta in palio, onore e onere, non si sono certo risparmiate. Altro che biscotto, insomma. Anche se poi, oltre la vittoria in sé e i bellissimi gol di Iturbe (non segna mai ma quando lo fa, si fa notare), di Djordjevic su azione favolosa dei biancocelesti e l’ultimo, quello fatale su incornata diabolica di Yanga-Mbiwa che si sceglie un’occasione epica per la sua prima marcatura in giallorosso, questo ennesimo derby romano verrà ricordato per la sequela di sfottò romanisti e per le consequenziali polemiche.

E in effetti per questo suo 41° derby in giallorosso, il capitano Francesco Totti non si è fatto mancare l’opportunità di arricchire il suo museo personale di memorabilia da derby, una storica galleria fatta di frasi celebri, esultanze, magliette e souvenir di vario genere. Dalla celeberrima t-shirt con la scritta “Vi ho purgato ancora” dell’11 aprile del ’99, a quella con “6 Unica” fino all’ultimo capitolo andato in scena nella serata del lunedì 25 maggio con la frase “game over” che campeggia a caratteri cubitali sul retro della sua maglietta all’indirizzo di una Lazio che ha fermato lì all’Olimpico la sua rincorsa Champions e al secondo posto. Dopodiché con una più sobria citazione sorrentiniana al momento delle foto celebrative: “La grande bellezza”. Una panoplia di cimeli che raffigurano la sua personalissima “arte” dello sfottò nei confronti dei rivali di una vita (sportiva).

Anche Daniele De Rossi, figura parimenti simbolica di questa Roma sanguigna, da compagno di squadra di mille battaglie campali del dieci giallorosso e sodale di sfottò non si è sottratto al clima di generale folklore post gara alzando il dito medio sotto la Curva Nord e una serie di gesti dalla semantica basica il cui tacere è bello. Ma il “capitan futuro” non l’ha mandata a dire neppure a parole quando, durante l’intervista di fine partita ha parlato di “città di commercialisti” accusando di malafede e mal riposto scetticismo quella parte di romanisti che aveva contestato l’acquisto di Iturbe a suon di milioni: “Iturbe ne ha subite tante, non ha fatto benissimo, non ha dato il meglio di quello che può dare, ma è molto forte, è molto giovane. In questa città di commercialisti gli facevano pesare i 20 milioni di euro, 25, un giorno erano 40, e questo un pochino un ragazzo così giovane può essere che lo senta“.

E, dulcis in fundo, in questo Lazio-Roma iniziato in un clima di polemica per la data posticipata, non sono mancate neppure le scintille tra i rispettivi allenatori. All’ironia con virate sarcastiche del Garcia in conferenza stampa nel pre-partita, Pioli ha risposto per le rime definendo il collega “una persona scorretta” e rincarando la dose sull’atteggiamento in generale di Garcia: “Io sono molto contento dell’arrivo dei tecnici stranieri per imparare qualcosa in più, ma poi quando stanno qua cambiano velocemente e diventano peggio di noi. In cosa? In quello che ha detto ieri: non c’era bisogno di dire che siamo piagnoni e parlare di una partita in cui non c’era. Credo che non sia corretto. Ho poco da imparare. Non serve accendere gli animi solo per fare il capopopolo” con il tecnico francese che ha immediatamente replicato concludendo però con i complimenti all’avversario: “Le mie parole in conferenza stampa? Fanno parte dello show. Sono una mossa psicologica, destabilizzante. Io voglio fare i complimenti a Stefano Pioli, è un bravissimo allenatore. Non so come la Lazio terminerà la stagione, ma hanno dei giocatori bravi“. The show is going on…