Una genialata di Rodrigo Palacio nel finale di gara (foto by InfoPhoto) consente all’Inter di stendere i cugini del Milan e di aggiudicarsi il derby numero 211 della storia di Milano, sprofondando i rossoneri a -12 in classifica; un successo che i nerazzurri si sono guadagnati con gli ottimi 20’ di chiusura, dopo che era stata la squadra di Allegri a controllare il match per larghi, senza tuttavia riuscire a bucare Handanovic. Fa festa l’Inter, dunque. La realtà, tuttavia, è che raramente il glorioso Meazza aveva ospitato due squadre di casa tanto inadeguate al palcoscenico.

A proposito di palcoscenico. Si parte in un clima surreale, con le rispettive curve presenti ma in silenzio di protesta contro la Digos, colpevole di aver bloccato la coreografia della tifoseria rossonera: e così, più che a San Siro durante un derby, sembra di stare in Stazione Centrale il lunedì mattina. L’Inter parte con il cipiglio giusto, ma basta una buona giocata di Riccardo Saponara, esordiente a sorpresa dal 1’, a far rintanare i nerazzurri entro i propri 16 metri come la testa di una testuggine. Il Milan controlla agevolmente l’inerzia del match, anche se fatica a far breccia nella tremebonda ma folta difesa di Mazzarri: un paio di conclusioni insidiose di Balotelli, un sinistro di Kakà mal respinto da un Handanovic insicuro come non mai, sono lo score della prima, desolante mezz’ora di calcio rossonera, che sembra decente solo perché la controparte nerazzurra corrisponde allo zero assoluto. Al 30’ l’occasione migliore di tutto il primo tempo: corner di Kakà, Handanovic buca clamorosamente l’uscita, il pallone finisce sul destro di Poli che, da 5 metri, sparacchia alto a porta praticamente spalancata. Peggio di lui fa l’arbitro Mazzoleni, che al 38’ non s’accorge di un fallo da rigore solare di Zapata su Palacio. Gli animi si surriscaldano e sugli scudi salgono Muntari e Guarin, che aggiungono un paio di colpi proibiti (gomitata in faccia a Bonera e tacchettata sulla caviglia di Jonathan) alla loro robusta serie di scorrettezze, senza che questo convinca il direttore di gara a prendere provvedimenti. Il primo tempo finisce nel brusio di uno stadio che meriterebbe altri spettacoli.

Secondi 45’ che iniziano con la medesima solfa dei primi: a un inizio vigoroso dell’Inter risponde, dopo pochi minuti, il possesso palla del Milan, che ancora una volta s’impadronisce del timone del match. Toh, si sveglia anche Balotelli: il grande ex dell’incontro scatta coi tempi giusti sul filtrante di Muntari, salta Campagnaro e calcia a giro sul secondo palo, ma Handanovic questa volta risponde da campione. Un minuto dopo e ancora Balotelli va vicino al gol con un esterno destro di prima intenzione, a lato di poco. Mazzarri corre ai ripari, inserendo prima Kovacic per Taider e poi Kuzmanovic per un esausto Zanetti. La gara continua a restare di una bruttezza indicibile, come ben testimonia il fatto che il vero fulcro degli attacchi nerazzurri è Nagatomo; solo che, lentamente, la bilancia inizia a pendere dalla parte dell’Inter, principalmente perché al Milan finiscono le batterie e ad Allegri non viene in mente altra soluzione che sostituire Saponara con Matri, consegnando di fatto il centrocampo nelle mani avversarie. Gli ultimi 15’ sono un nevrotico monologo nerazzurro, con i rossoneri esangui che restano aggrappati a Bonera e Abbiati. Il portiere salva su Palacio a 7’ dal termine, ma non può nulla, 3’ più tardi, sul capolavoro dell’argentino, che lo beffa con un colpo di tacco su cross radente di Guarin. È il gol che decide una delle stracittadine più avvilenti della storia di Milano. Nel finale c’è spazio solo per l’espulsione di Muntari. Vince l’Inter, che passerà feste più felici di quanto non si sia meritata; il Milan, da parte sua, può guardare la classifica e accorgersi che, a dicembre, gli unici due obiettivi stagionali superstiti sono la Coppa Italia e una resa onorevole in Champions League.