Il derby che ti arriva a quattro giorni appena dalla scorpacciata di adrenalina e ormoni di Milan-Barcellona è come quando al ristorante ti portano un goloso secondo troppo a ridosso di un primo eccellente: avresti preferito aspettare ancora un po’, ma, già che ci sei, butti giù pure quello con una certa voluttà. È un derby di ritorno di non altissima classifica, come non accadeva da un po’, diciamo da quell’Inter-Milan del maggio del 2001 in cui i rossoneri di un giovane Shevchenko fecero a pezzetti minuscoli la peggior Inter morattiana che si ricordi, quella allenata da Marco Tardelli. Ciononostante, è un match che conta, eccome se conta: buona parte dei futuri destini europei delle due squadre, soprattutto di quella nerazzurra, passa proprio da qui.

L’incrocio con la prima giornata alle urne, poi, non può che favorire la voglia innata di sondaggi e ballottaggi. L’odio, per esempio, “questo sentimento sottovalutato”, come diceva un rocker losangelino. Ce ne sarà a bizzeffe, a San Siro, ma per una volta la sana rivalità calcistica tra i due club di Milano c’entra fino a un certo punto. Sarà innegabilmente il derby di Mario Balotelli, la serpe diabolica che l’Inter ha covato in seno per poi ritrovarsela contro. Mario non è mai stato perdonato dopo il gesto della maglia nerazzurra lanciata per terra, figuriamoci adesso che è passato dall’altra parte della barricata. Appelli eccellenti o meno, la tifoseria interista gli riserverà un trattamento non dissimile a quello che la controparte dedicò all’Alcibiade leonardesco, nell’aprile di due anni fa.

Balotelli, ma non solo. Il suo gemello di Euro 2012 (foto by InfoPhoto), Antonio Cassano, l’ha fatta troppo grossa in estate, peggiorando la situazione anche di recente con alcune improvvide dichiarazioni, perché la Curva Sud si accontenti dei fischi dell’andata. Prevedibilmente, la sua razione dei Due Minuti d’odio orwelliani non gli verrà negata. A meno che non ci pensi la neve a raffreddare gli spiriti bellicosi.