L’Italia avrà anche altro a cui pensare, quest’oggi, ma il derby è sempre il derby (foto by InfoPhoto). Otto ore al fischio d’inizio, più o meno, e né Inter né Milan danno mostra di aver scelto i propri uomini per un match decisivo non solo per l’orgoglio cittadino, ma anche per quel golosissimo terzo posto con vista Champions League. Stramaccioni è alle prese con una catena di infortuni degna del Milanello dello scorso anno; Allegri, incassata la fiducia pre-elettorale di Berlusconi, sta un po’ meglio del collega, ma, come si dice, minga trop.

L’Inter, priva di Samuel e Milito (grandi protagonisti della buona partenza nerazzurra), dovrà schierare una difesa d’emergenza: modulo a 4 obbligatorio, vista la penuria di centrali, con Nagatomo e Zanetti sugli esterni e Juan Jesus al centro. Grande incertezza sul secondo centrale: Ranocchia e Chivu sono malconci, più il primo del secondo, e Stramaccioni deve decidere se e chi rischiare dei due, oppure se chiedere a Cambiasso di abbassarsi. Comunque sia, segno della croce. In attacco, invece, c’è il dubbio Cassano: Stramaccioni ha anticipato qualche possibile esclusione eccellente, e il sacrificato potrebbe essere proprio il barese, in favore di uno schieramento (ancora) più prudente, con il solo Palacio di punta e Guarin e Kovacic a supporto. Non è da escludersi un po’ di sana pretattica, naturalmente.

Sul fronte rossonero, l’entusiasmo post-Barcellona dovrebbe portare Allegri a confermare gran parte della squadra che mercoledì ha compiuto l’impresa dell’anno, con l’unica, ovvia eccezione dell’uomo più atteso, Mario Balotelli, in luogo di un Pazzini comunque acciaccato. Sempre per questioni fisiche, Allegri potrebbe essere costretto a operare altri due cambi: De Sciglio per Constant e Nocerino per un affaticato Ambrosini.

Come finirà questo derby, ovviamente, non è dato sapersi, considerando l’imponderabilità tipica di una partita del genere. C’è quel segno X che manca da un’eternità o suppergiù, dall’autunno 2004, che stuzzica non poco. Ma è meglio non pensarci, in primo luogo perché lo diciamo ogni volta, in secondo luogo perché ci costringe a ripensare a quante cose siano cambiate negli ultimi 8 anni e mezzo: per dirne qualcuna, Mancini era alla sua prima stagione nerazzurra, il Milan era la squadra più forte del mondo, la città impazziva per il duello tra i baby brasiliani Kakà e Adriano e i vari El Shaarawy, Niang, Kovacic e De Sciglio erano ancora sulle tabelline o giù di lì. Vertigini. Bando ai ricordi, dunque, e largo alle emozioni.