Non si può certo dire che il Milan non abbia fatto un mercato importante lungo questa interminabile finestra estiva di trattative. Qualcosa naturalmente è cambiato dalle ultime sessioni che avevano presentato un mercato magro e improntato alla spending review a oltranza e i top club, usufruendo di accordi finanziari con nuovi attori economici subentrati dall’oriente, hanno capito che per tornare veramente grandi bisognava investire grandi capitali. Alla faccia dell’austerity il Milan ha speso quasi 90 milioni per assicurarsi Bacca, Luiz Adriano, Bertolacci, Romagnoli etc. Balotelli è un colpo a parte.

La svolta è iniziata con il cambio sulla panchina e l’arrivo di Mihajlovic a Casa Milan ha innescato contemporaneamente un effetto domino sul mercato. I sintomi di un cambiamento in atto nel club rossonero li si avvertivano già con l’ingresso di Barbara Berlusconi qualche anno fa in sede di Consiglio d’Amministrazione con il ruolo di Galliani notevolmente ridimensionato. Però poi il “vecchio” Adriano, anche grazie all’innesto in società di Bee Taechaubol (e la Doyen Sports), aveva riconquistato il suo inossidabile ruolo di leader, soprattutto dopo aver silurato l’affiancamento di Nelio Lucas (ritenuto causa principale dell’affare Kondogbia non condotto in porto). Ma del Galliani a briglie sciolte dei bei tempi, neanche l’ombra.

Così, chi si aspettava come da tradizione il colpaccio last minute da parte del Milan, quello proprio sparato al fotofinish, è rimasto con un amaro senso di delusione in bocca. L’ultimo affare degno di questo nome, tra l’altro del tutto casuale, è rappresentato da Juraj Kucka. Un centrocampista muscolare quando serviva un uomo d’ordine nella mediana rossonera. Il Milan dunque non è stato in grado di prendere Witsel dallo Zenit, nonostante l’abbassamento del prezzo del nazionale belga, perché comunque 25 milioni è stata ritenuta cifra esosa quando non si avevano più nomi da fare per il mercato in uscita. Più modestamente non si è riusciti ad arrivare neanche a Soriano, lasciato al Napoli (che poi ha combinato un patatrac burocratico). Con l’arrivo di Balotelli poi, il “protocollo Raiola” si è chiuso lì, facendo rimanere Ibrahimovic quello che è sempre stato. Un sogno.