È un Aurelio come al solito loquace quello presentatosi in mattinata in Lega Calcio per presentare un Napoli dal volto nuovo, decisamente meno europeista, visto il cambio sulla panchina da Rafa Benitez a Maurizio Sarri, ma concentrato su un progetto “nazionalista” che possa fungere da modello per il calcio italiano del futuro, fondato su governance che privilegino risorse umane provenienti dai settori giovanili dei club italiani, stadi di proprietà e atteggiamenti economici prudenziali. Proprio a partire da quest’ultimo punto, i criteri di scelta del patron partenopeo sono andati nella direzione del ridimensionamento in considerazione del quinto posto in campionato e della mancata qualificazione in Champions League.

La scelta di Sarri però, pur subordinata a determinate logiche di bilancio, non implica necessariamente la rinuncia a traguardi più ambiziosi. È un progetto che intende anzi valorizzare e rilanciare, mettendo mezzi a disposizione sicuramente più robusti di quelli dell’Empoli, il magnifico lavoro fatti dal tecnico napoletano di nascita nel club toscano. Queste le parole di Sarri riportate anche dal Messaggero:

“Mi piace molto l’idea di costruire un Napoli più italiano rispetto al passato. Vogliamo andare avanti con questa linea. Ho preso Sarri come tecnico perché mi sono sempre chiesto: Perché non abbiamo un regista?Anche ai tempi di Verratti, quando stava per firmare… Valdifiori ha 29 anni, ma anche Pirlo ha una certa età e guardate come gioca… Per questo mi sono detto “Questo fa al nostro caso. Tante squadre giocano con il centrocampo a due? Mi dicevano che tutte le grandi squadre giocavano così, ma il Real Madrid no ed è squadra importante… Così abbiamo pensato a Valdifiori. Magari può dar fastidio a qualcuno, ma noi avanti per la nostra strada”

Dalla presentazione del nuovo progetto alle invettive contro i fondi d’investimento e contro Claudio Lotito poi il passo è stato breve: “La Doyen aiuta il Milan? I fondi sono proibiti. Nel calcio ci sono troppe regole non uniformi. Nel calcio se c’è qualcosa da fare, va fatto subito. Non si può aspettare a fare il bene. Lotito dice aspettiamo tre anni per ridurre campionato. Ma, ripeto, perché bisogna spettare? Hai bisogno dei voti di chi? Hai la spinta della Serie B? Con chi ti sei messo d’accordo? Perché in questo Paese ci vogliono tre anni a fare le cose?“.

Poi gli strali polemici si sono rivolti in direzione di De Magistris e dell’Amministrazione del Comune di Napoli per quanto riguarda il San Paolo, in merito ai concerti programmati da Jovanotti e Vasco Rossi allo stadio partenopeo:

“Non capisco perché questi concerti non si fanno a piazza del Plebiscito, dove è stato ospitato anche il Papa. Questa situazione mi crea un danno enorme perché non potremo organizzare le consuete amichevoli estive al San Paolo, che sarebbero state molto utili specie con un allenatore nuovo, un nuovo gruppo di lavoro e alcuni calciatori che si aggregheranno in un secondo momento ai loro compagni. Noi abbiamo già comprato tutte le zolle per procedure alla rizollatura necessaria, ma dovremo chiedere alla Lega di giocare la prima partita di campionato fuori casa. Se io non ho organizzato concerti per dieci anni a Fuorigrotta, non capisco perché arriva questo sbarbatello e li organizza in una location non adatta ai concerti. Eppure, io sono pronto per presentare il progetto per la ristrutturazione San Paolo, ma a questo punto mi chiedo se ne vale la pena o è meglio aspettare che tra un anno venga eletto il nuovo sindaco. Pensate solo che da mesi l’anello inferiore della Curva A è inagibile…”