Popolo di navigatori i portoghesi. Gente in grado di emergere ovunque è andata col duro lavoro, proprio come Cristiano Ronaldo, in aria di quarto Pallone d’Oro.

ROTTO IL GHIACCIO

La prima gioia nel 2008. Ferguson vede in lui un potenziale capolavoro di giocatore moderno e, alla pari di uno scultore, toglie il superfluo per farne risaltare le qualità predominanti. I numeri di magia fini a se stessi vengono accantonati in favore di concretezza negli ultimi metri. I compagni giocano con e per lui e alla fine i risultati danno ragione a Sir Alex con Premier e Champions (nel mese di dicembre il Mondiale per Club). CR7 fa la differenza con 42 goal su 48 incontri, preferito dai giurati a Leo Messi e Fernando Torres, star della Spagna Campione d’Europa e del Liverpool.

COMMOZIONE NEL RICORDO DI EUSEBIO

Poi Messi fa strage di riconoscimenti personali e solo nel 2013 CR7 torna a ricevere il premio di France Football. Ai confini della realtà il suo rendimento con 69 reti nell’anno solare fra Liga, Champions e Coppa del Re. In chiave nazionale, fondamentali i quattro centri con cui, tra andata e ritorno, stritola la Svezia nei playoff Mondiali e trascina i suoi compagni ai Mondiali in Brasile. Il fuoriclasse di Madeira scoppia in lacrime sul palco di Zurigo, ricorda Eusebio, scomparso pochi giorni prima, e ringrazia la sua compagna, il suo agente e il suo presidente, Florentino Perez, in sala ad applaudirlo. Dietro a lui Messi e Frank Ribery, che nelle fila del Bayern Monaco centra il treble.

ALLA CORTE DI ANCELOTTI

L’inverno dopo eccolo sollevare per la terza volta il Pallone d’Oro. Guidato in panchina da Carlo Ancelotti vince, anzi stravince il duello personale con Messi. 56 centri su 51 match disputati, nell’ultimo atto di Champions firma il rigore del 4-1 all’Atletico di Simeone e gli indizi suggeriscono che dovremo aspettare poco per il quarto sigillo.