Di tutte le innumerevoli, possibili conseguenze dell’abbattimento del jet russo da parte di Ankara, e della successiva crisi Russia-Turchia, quella che vi stiamo per raccontare è certamente tra le meno gravi, e allo stesso tempo tra le più sorprendenti. Per farla breve: Vladimir Putin ha chiuso le frontiere della Grande Madre Russia ai calciatori turchi a partire dal primo gennaio 2016. Naturalmente non si tratta di un provvedimento ad hoc inteso a colpire il mondo del calcio in particolare, ma piuttosto di uno dei molteplici effetti del decreto appena firmato dallo zar di tutte le Russie, chiamato evocativamente “Misure per garantire la sicurezza nazionale e per proteggere i cittadini della Federazione Russa da azioni criminose e altre azioni illegali, e l’applicazione di misure economiche speciali nei confronti della Repubblica Turca“.

Tra le varie, succitate “misure”, il nuovo eroe del web ha incluso il divieto di importare alcuni tipi di prodotti turchi, la limitazione alle attività delle organizzazioni turche, la sospensione dei voli charter diretti verso la Turchia, il divieto ai cittadini russi di andare in vacanza in Turchia. E, soprattutto, dal primo gennaio i datori di lavoro delle imprese russe non potranno inoltre assumere cittadini turchi che non siano già sotto contratto alla data del 31 dicembre. Le società calcistiche, ovviamente, sono equiparate alle altre aziende, e il divieto di assumere personale turco, calciatori compresi, varrà anche per loro. E tanto perché non vi fossero dubbi, la cosa è stata ribadita dal ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, all’agenzia R-Sport: “Non si potranno acquistare altri giocatori turchi, ma chi ha un contratto in essere potrà continuare a lavorare“.

Inoltre, è stato “caldamente consigliato” ai club russi di rinunciare alla preparazione invernale in terra turca: in molti hanno intenzione di obbedire, come Krasnodar e Kuban, mentre il Lokomotiv Mosca, che ha già pagato le strutture, potrebbe scegliere di disobbedire per non perderci preziosi quattrini.