Alla fine di Roma-Atalanta è lo stesso Rudi Garcia ad analizzare con tutta la lucidità di cui è capace, una situazione a dir poco critica, non tanto e non solo per una posizione di classifica che in fin dei conti disastrosa non lo è affatto, ma per l’atteggiamento di fondo di una squadra che, dopo Barcellona, si sta allontanando sempre più da se stessa, verso pericolose derive: “Penso che ci siano pochissime cose da salvare stasera. Non abbiamo avuto un atteggiamento di conquista. Loro sono stati bravi a portarci in mezzo e a difendersi. Ora bisogna solo lavorare e stare zitti: non è il momento di disunirci. Ci vuole coesione, con umiltà si supererà il momento“.

Se chiedere lucidità in un momento di forte criticità come questo è tanta cosa, figuriamoci pretendere ottimismo: “Siamo tutti delusi. Ci assumiamo le nostre responsabilità, io per primo, ma non mollerò, non è una sconfitta che mi abbatte“. Poi aggiunge speranzoso il tecnico francese: “Sono sicuro che il cielo è blu dietro alle nuvole”, e intanto c’è già aria di bufera a Trigoria dove ad es. il d.g. Baldissoni aveva quasi minacciosamente annunciato venerdì scorso: “Alla fine ognuno sarà responsabile dei risultati che porta“.

Non è certo il momento dei facili quanto inutili – se non deleteri – allarmismi, ma è chiaro che qualcosa deve cambiare e da subito visto che le prossime tre gare rivestono un’importanza di enorme portata a cominciare dalla sfida col Torino in campionato, passando poi per la Champions league con una qualificazione da centrare assolutamente col Bate Borisov (e niente “scherzi” questa volta) per poi giungere fino al Napoli-Roma del 13 dicembre. In questi termini, almeno per ora, il d.s. Walter Sabatini (r)assicura: “andremo avanti con lui, non c’è solo Garcia sul banco degli imputati, ma è chiaro che le responsabilità di questo momento drammatico sono di tutti“.

Parole ribadite fino allo sfinimento in serata dallo stesso Sabatini, quasi in un esercizio di autoconvinzione, prima che i tanti fantasmi di Mazzarri, Di Francesco, Conte, Capello, comincino seriamente a materializzarsi: “Garcia non è in discussione, andremo avanti con lui fino alla fine perché si merita la Roma. Con lui soffriremo, non credo ai giocatori che per far fuori un allenatore giocano male. Pallotta? Sarà qui tra poco, la società è alle strette. Ma non viene certo per tagliare una testa“.

Non nasconde nulla e dietro nulla si nasconde il direttore sportivo giallorosso che, anzi, proprio nella sua analisi cerca le prime soluzioni al momento critico della Roma, cercando quasi di esorcizzare la crisi: “Spesso non siamo d’accordo (riferito a Garcia, ndr), ma poi quando lui prende una decisione io la difendo fino in fondo. Non esiste nessuna guerra fredda tra di noi, io esprimo valutazioni calcistiche, ma non è detto che siano la verità assoluta. Non cerco alibi, ma abbiamo costruito la squadra per giocare con due veloci come Salah e Gervinho. Iturbe? È in una sofferenza terribile. Gli troveremo una soluzione, ma senza abbandonarlo“.

Al saluto ufficiale a Iturbe, che a gennaio troverà altra collocazione, prelude alla corsa ai ripari proprio della finestra invernale di mercato: “Questa squadra ha bisogno di giocare bene per esaltarsi, altrimenti vengono fuori tutti i suoi limiti di personalità. Il mercato di gennaio? Pensavo di non dover intervenire, ora devo rifletterci su“.