Quattro pareggi consecutivi, sei nelle ultime otto gare, Juventus a +7, mercato che lascia perplessi e infortuni a catena: la definizione di crisi Roma sarà senz’altro abusata, ma trovane un’altra che ti riassuma il quadro in quattro sillabe. Come sempre accade in questi momenti, risultati e classifica sono solo la punta dell’iceberg: la realtà è che qualcosa sembra essersi spezzato. Più precisamente, a scricchiolare come non mai è il ferreo sodalizio tra club, allenatore e tifoseria, per esempio, istituito un anno e mezzo fa, all’indomani dell’estate da incubo 2013.

Le colpe di Garcia

Dovete dare di più, stiamo rovinando tutto“, avrebbe gridato Rudi Garcia sabato sera dopo l’ennesimo passo falso contro l’Empoli, ricevendo come risposta un silenzio affranto. Un modo per scuotere una squadra che sembra aver smarrito la fiducia in se stessa, certo, ma che paradossalmente suona come un atto di accusa verso chi l’ha pronunciato. La Roma ha cominciato a perdere il filo del discorso a ottobre, in quelle due settimane sanguinose tra il 3-2 contro la Juventus e la tonnara bavarese contro il Bayern Monaco in Champions League: due sconfitte che hanno demolito il capitale di autostima che i giallorossi si erano costruiti durante l’arco della scorsa stagione, senza indurre l’ambiente ad alcuna autocritica. Si è cercato il nemico all’esterno, nella Juve, negli arbitri, nel sistema, e i primi a puntare l’indice sono stati allenatore e capitano, i due punti di riferimento dello spogliatoio. Regalando al resto della truppa il più incrollabile degli alibi: non è colpa nostra.

I limiti della Roma

Così, quando poi il panno sbrindellato degli errori arbitrali si è dissolto, il re si è scoperto nudo. La Roma ha dei limiti strutturali a cui la società non ha saputo sopperire durante le sessioni di mercato, primo fra tutti la mancanza di un leader offensivo alla Tevez o alla Higuain, capace di regalare punti anche quando la squadra non gira. Totti è Totti, ma a 38 anni continua a voler giocare tutte le partite e nessuno, né la società, né Garcia, ha finora saputo piegarlo a un ruolo di riserva di lusso. E Gervinho, peraltro insostituibile, non è certo una macchina da gol. Sono stati fatti investimenti sbagliati: Iturbe, al momento, non vale la metà dei 31 milioni elargiti al Verona, Cole ed Emanuelson si sono rivelati due flop, Astori quasi e Garcia non ha quasi mai puntato sul manipolo di giovanissimi talenti portatigli in casa da Sabatini. E poi anche la sfiga ha voluto dare il suo contributo: Balzaretti ha praticamente finito di giocare, Castan è stato operato al cervello, Strootman è rientrato a novembre per spaccarsi nuovamente e lo stesso Iturbe ha fatto crack.

La tifoseria, sempre molto vicina al tecnico, ha iniziato a spazientirsi. Se n’è accorta pure la splendida Francesca Brienza, alias Lady Garcia, nonché conduttrice di Roma Tv, che si iscrive al partito delle donne protettive su Twitter, attaccando gli stessi sostenitori giallorossi: “C’è chi ama la Roma, chi dice di amarla e chi la ama sempre. Tifare solo quando va tutto bene non è amore, è vanto. Vanto e basta“. E giù insulti. Quando le gentili fanciulle capiranno che tutto ciò è controproducente non sarà mai troppo tardi.

Tutti, a Roma, erano convinti che questo fosse l’anno buono già dal giorno delle dimissioni di Conte e dell’arrivo di Allegri, giudicato poco più che un mestierante anche dalla stessa tifoseria bianconera, e dallo scippo di Iturbe. E poteva esserlo davvero, perché la Juve di inizio stagione balbettava. E’ stata la Roma a rimetterla in pista, almeno in parte, gridando al complotto dopo sei giornate, con tutto un campionato ancora da giocare. Ora i tricampioni d’Italia marciano a passo poderoso mentre la Roma si è impaludata nelle sue contraddizioni e nel terrore crescente che no, nemmeno questo sarà l’anno buono.

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