E due. Dopo il rinvio della gara con l’Udinese, il Parma non giocherà nemmeno contro il Genoa. Lo ha annunciato Alessandro Lucarelli, confermando lo sciopero della squadra fino all’assemblea di Lega del 6 marzo che dovrebbe fare un minimo di luce sullo stato della crisi Parma. “Non ci sono le condizioni per giocare“, attacca il capitano gialloblu, “abbiamo chiesto alla Federcalcio il rinvio del match, ma se non lo concederanno noi non scenderemo comunque in campo, siamo in sciopero e ci resteremo fino all’assemblea. Non ci sentiamo tutelati da nessuno“. Una presa di posizione che, per quanto legittima e comprensibile, tuttavia contrasta con quanto era emerso dal meeting tenutosi in mattinata in Procura, alla presenza del tecnico Donadoni e di tre giocatori (Mirante e Gobbi, oltre allo stesso Lucarelli) in rappresentanza della squadra, al termine del quale sembrava confermata la volontà del Parma di limitarsi a scendere in campo contro il Genoa con 15′ di ritardo, in segno di protesta. “Ringraziamo la Serie A per la solidarietà dimostrataci“, prosegue Lucarelli, “ma noi vogliamo rimandare la partita. Se non lo faranno, perderemo 3-0 a tavolino, ma non sono previste altre sanzioni“.

Questo è vero, ma solo per il momento. Da regolamento, infatti, al quarto rinvio consecutivo scatterebbe automatica l’esclusione del Parma dalla Serie A, con ripercussioni nefaste per tutti, a cominciare da chi, come Lega Calcio e FIGC, ancora confida di poter traghettare il club verso un fallimento morbido, in modo da preservare la regolarità del campionato (a dire il vero già compromessa). Sull’argomento è intervenuto anche Damiano Tommasi: “Abbiamo preso questa decisione in concerto con i giocatori del Genoa“, dichiara il presidente dell’Assocalciatori, “è una situazione che richiede misure straordinarie e a oggi il Parma non può scendere in campo“.

Il tempo sta per scadere anche e soprattutto per Giampietro Manenti, il presidente senza portafoglio. Tra poco dovrebbe iniziare il vertice con il sindaco Federico Pizzarotti, già rimandato due volte per non meglio precisati impegni di Manenti. Pizzarotti ha già messo le mani avanti su Twitter: “Se dovesse saltare anche oggi, non riterrei Manenti un interlocutore“. Intanto, al Tardini prosegue il saccheggio da parte degli ufficiali giudiziari: oggi sono state spazzolate via le panchine e ripuliti gli spogliatoi, armadietti e poltrone comprese.