La sottile linea che separa la crisi Parma dalla farsa Parma, l’emergenza dalla presa in giro, il sopportabile dall’insopportabile, è stata superata da un pezzo, ora è tempo di fare nomi e cognomi. La pensa così Alessandro Lucarelli, capitano gialloblu, che in una lunga intervista alla Gazzetta se la prende con l’uomo responsabile di aver gettato il club in pasto ai pesci, ovvero l’ex presidente Tommaso Ghirardi: “Nel novembre scorso è venuto negli spogliatoi per comunicarci che lui nel Parma non ci avrebbe messo più un euro“, attacca Lucarelli, “a quel punto la discussione si è fatta tesa, sono volate parole grosse, perché ci siamo sentiti traditi e presi in giro da Ghirardi“.

Già, perché secondo Lucarelli la crisi esplosa in tutta la sua virulenza negli ultimi mesi in realtà covava da tempo, da almeno due anni. “C’era sempre il vizio di pagare gli stipendi all’ultimo giorno disponibile, quando le scadenze diventavano inderogabili. La cosa era sospetta, abbiamo capito che c’erano dei problemi di liquidità, anche se è un problema comune a tante aziende italiane in questo periodo“. Il 38enne difensore livornese, al Parma dal 2008, va giù duro anche con i cosiddetti successori di Ghirardi, a cominciare dal misterioso imprenditore albanese Rezart Taci: “Io non l’ho mai visto. L’unico con cui ci siamo rapportati era Kodra, al quale va dato atto, se non altro, di non averci mai promesso nulla e di averci detto chiaro e tondo che non sapeva quando ci avrebbero pagato“. Ancora più severo il commento dedicato a Giampietro Manenti, attuale presidente del Parma: “Ci ha mostrato un documento che attestava, secondo lui, che c’erano 100 milioni pronti per il Parma, una cifra elevatissima che ci ha fatto subito venire dei dubbi. E poi ogni giorno il solito discorso: ci sono problemi tecnici, abbiate pazienza ancora per un po’. Intanto non abbiamo ancora visto un euro“.

Il futuro del Parma è grigio scuro tendente al nero tenebra. Il fatto che la nuova proprietà non sia riuscita a trovare i soldi non solo per gli stipendi dei calciatori, ma nemmeno per organizzare la gara contro l’Udinese, né per pagare le bollette del gas (la Primavera di Hernan Crespo è costretta a far la doccia fredda), la dice lunga su come il fallimento sia ormai alle porte. FIGC e Lega Calcio, risvegliatesi dal loro colpevole torpore, proveranno a pilotare il fallimento, in modo da evitare che il campionato venga irrimediabilmente falsato dal ritiro del Parma (cosa che comporterebbe lo 0-3 a tavolino per tutte le restanti partite, con ovvie conseguenze di classifica, soprattutto per quelle squadre, vedi Roma e Inter, che contro i gialloblu hanno perso dei punti), e di permettere al club di ripartire dalla Serie B salvaguardando il titolo sportivo. Di fatto, insomma, la Lega si farebbe carico delle spese necessarie per portare a termine il campionato, nonché degli stipendi (non pregressi) di calciatori e dipendenti del club. Ma bisogna convincere Manenti a portare i libri in tribunale prima della quarta rinuncia a scendere in campo. Il primo jolly è già stato usato con l’Udinese, ne rimangono altri tre. Poi sarà davvero finita.