A Parma Antonio Cassano decidendo preventivamente per la risoluzione del suo contratto, ha aperto una strada. Nonostante l’inspiegabile “chiamata al dovere” da parte di Donadoni, poiché il dovere prioritario nel caso del Parma è quello di pagare regolarmente i suoi giocatori, Cassano col suo gesto ha dato un segnale deciso al resto della squadra per cercare di chiedere legittimamente chiarezza a una società che non ne sta facendo. Una società per altro fantomatica, si sa poco in definitiva del presunto proprietario, l’imprenditore albanese Rezart Taçi (non è neppure esclusa l’ipotesi di un prestanome legato a qualche TPO – Third Party Ownership) e quello che si sa non è confortante visto che sono stati promessi dei soldi sul piatto per raddrizzare finanziariamente la società, ma ancora di fatto non ci sono azioni concrete.

I primi a seguire Cassano sono stati Lodi e Paletta. Il primo, di proprietà del Catania (al Parma è in prestito) mediante i suoi legali ha addirittura messo in mora il Parma, così che entro 21 giorni, ovvero entro il 16 febbraio, la società dovrà corrispondergli il dovuto (altrimenti dovrà farlo il Catania che ne detiene il cartellino). Paletta dovrebbe rescindere al più presto il suo contratto per accasarsi a Genova sponda Samp, corteggiatissimo da Mihajlovic. Una rescissione però, al contrario di quella del barese, non consensuale poiché il Parma preferirebbe vendere il giocatore oriundo monetizzando il suo cartellino. Situazione che pian piano si sta allargando a macchia d’olio a Collecchio con la schiera dei giocatori – un altro a brevissimo termine sarà Acquah, anche lui cercato dalla Sampdoria insieme all’Hoffenheim – pronti a metter in mora la società parmense.

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