La voce circolava da un pezzo, e anche le logiche drammaturgiche imponevano una simile svolta nel romanzo grottesco della crisi Parma: Tommaso Ghirardi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Parma, il reato ipotizzato è quello di bancarotta fraudolenta. Come racconta la Gazzetta di Parma, gli inquirenti contesteranno all’ex presidente gialloblu  quell’incredibile buco di circa 200 milioni lordi che la vecchia gestione ha lasciato in eredità, ben poco gradita, ai suoi successori, e dietro il quale si teme si possano nascondere illeciti e reati, come la distrazione e l’occultamento di fondi. E non è da escludere che, per il timore di fuga o di inquinamento delle prove, si possa giungere a provvedimenti straordinari, leggasi custodia cautelare.

Peraltro, non più tardi di due giorni fa la Procura aveva messo nel mirino anche due vertici della Guardia di Finanza della città emiliana, il colonnello Danilo Petrucelli e il tenente Luca Albanese, con l’accusa di omissione di ufficio. In altre parole, i due avrebbero consegnato in ritardo agli inquirenti l’informativa sullo stato finanziario del Parma Calcio, ritardando così l’apertura dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta. Nel frattempo, continua il fuggi-fuggi a Collecchio. Protagonista, questa volta, Pietro Leonardi, l’ex amministratore delegato e attuale direttore generale del Parma, che ha annunciato le sue dimissioni per motivi di salute (nelle scorse settimane è finito due volte in ospedale), abbandonando così il club che aveva contribuito a traghettare da una mano all’altra in questi ultimi mesi. Ma questo probabilmente non basterà a escluderlo dalle indagini.

Domenica prossima c’è in programma Parma-Atalanta e le possibilità che si arrivi al terzo rinvio consecutivo rimangono consistenti, nonostante l’ottimismo di Carlo Tavecchio dopo il vertice con il sindaco Pizzarotti e i rappresentanti della Lega Calcio. Non è più una semplice questione di pagamenti inevasi, ma anche di organizzazione e sicurezza. Al momento, dice il sindaco, “ci sono il 50% di possibilità che domenica si giochi“, una percentuale che lascia spazio a libere interpretazioni da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Naturalmente, anche nel caso migliore si tratterebbe di una toppa momentanea a uno scafo crivellato di cannonate: tutto ruota attorno alla capacità (ormai bancata a 15) del presidente senza portafoglio, Giampietro Manenti, di far fronte ai debiti del club, e alla prontezza delle istituzioni calcistiche, FIGC  e Lega, per tentare di mettervi una pezza in tempo utile; domani è il D-Day, il giorno della decisiva assemblea di Lega durante la quale si deciderà se e come intervenire per salvare il salvabile. La faccia, purtroppo, è già andata.