Anche se nessuno osa tirare fuori il vituperato termine in Casa Milan e, a dirla tutta, nessuno vuole proprio esprimersi lasciando calare sopra la situazione una generosa coltre di silenzio, tira aria di crisi dopo la batosta rimediata a San Siro domenica sera contro il Napoli. Sono i numeri, piuttosto impietosi, a dirlo. A cominciare proprio da quello 0-4, così rotondamente spaventoso, come un anello che riporta a un passato dimenticato, rimosso ma non remoto, nel derby con l’Inter del triplete nel 2009. Il Milan è fermo a 9 punti, 1 più della Juventus, a 9 dalla vetta, un’altra partita non senza subire reti e nessun gol negli ultimi 180 minuti. Tre sconfitte su tre con le “grandi”: nell’ordine, Fiorentina, Inter e Napoli.

A fronte di un mercato a dir poco sontuoso da 90 milioni di euro, la prima valutazione delle performance di questo nuovo Milan è tutt’altro che incoraggiante. E Mr. Bee Taechaubol non ha ancora firmato nulla. Per dire. Il silenzio, come detto, regna sovrano a Milanello, le uniche parole sono uscite dalla bocca di Mihajlovic a fine gara, perentorie e granitiche, come sempre nel suo stile “Io non mi dimetto“. Dopodiché, lucidamente e da grande sportivo: “Abbiamo perso contro una squadra più forte“.

Poi sono arrivate frasi anche più taglienti “La colpa è di tutti, mia per primo, poi di tutti gli altri. Ora non so cosa succederà, dobbiamo continuare a lavorare e basta. Poi vediamo se la società dovrà prendere delle decisioni“, che però non hanno scalfito il muro di silenzio. Ed è un silenzio che preoccupa, perché nessuno, da Berlusconi a Galliani ha mostrato la pur minima intenzione di difendere, anche con frasi di circostanza, la posizione del tecnico serbo.

Una posizione di certo in bilico dopo quest’ultimo capitombolo casalingo, anche se è difficile pensare a un esonero per due buoni motivi. Il primo è naturalmente dettato da una visione “fisiologica” della squadra e del contesto. Organico nuovo, allenatore nuovo, campionato anomalo e gruppo che ha bisogno con tutta evidenza di più tempo per trovare i giusti equilibri ed emergere. In secondo luogo l’esonero è un’operazione onerosa, considerando che il Milan ha già Inzaghi e Seedeorf a libro paga. Però tutto può succedere e alcuni nomi come quello di Donadoni stanno cominciando a circolare. La sfida contro il Torino dopo la pausa potrebbe rivelarsi già decisiva.