Prendere otto gol da Olympiacos e Manchester City non è da Milan. Se questa è la squadra che porta questo nome, allora non la vogliamo. E’ inutile girarci attorno, siamo abituati a ben altri standard, la formazione vista in campo negli Stati Uniti finora è solo lontana parente di quella che, nei decenni passati, trionfava in tutto il mondo. E non ci venga a dire Adriano Galliani che con gli acquisti di Cerci, Dzemaili e, forse, Criscito, la squadra possa considerarsi rafforzata. No, questa sarebbe solo una presa in giro.

Se lo 0-3 contro l’Olympiacos era stato giustificato con le assenze di molti titolari e dal fuso orario, l’1-5 rimediato contro il Manchester City non ha alibi. E difatti Pippo Inzaghi ci ha messo la faccia, ha detto che è colpa sua e si è assunto tutte le responsabilità. Già, Inzaghi: ma la colpa non è sua, o perlomeno lui è l’ultimo dei colpevoli, se colpevole. Dovrebbe rispondere la società: davvero si pensava che con gli acquisti di Agazzi, Alex e Menez (costo totale, zero euro…) si potesse risolvere tutto? Davvero si pensava che potesse cambiare qualcosa dall’ultima gestione Seedorf? Quello che fa pensare al peggio è che c’è una grandissima difficoltà anche nel piazzare i giocatori in esubero (leggi Zaccardo, Robinho e compagnia cantante) e che né Berlusconi (padre e figlia), né Galliani abbiano proferivo verbo a riguardo. Poi ben venga Cerci, ma i problemi sono ben altri: il calciomercato, finora, è stata una delusione tremenda. Mancano valide alternative sulle fasce, un centrocampista di qualità che sappia dettare i tempi e un attaccante che abbia voglia di essere tale. Il peggio sembra essere solo cominciato.

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